Le prospettive per il debito pubblico italiano

A cura di Rocki Gialanella

La contrazione dei rendimenti sta apportando effetti benefici ai conti pubblici ma la sfida per il controllo del ratio debito/Pil si gioca sul versante della crescita. L’analisi di Hsbc sulla sostenibilita’ del debito italiano

L’elevato stock di debito pubblico (132% del Pil alla fine del 2014) fa si che gli interessi da pagare ai creditori rappresentino una fetta importante del budget italiano. Nonostante ciò, appare significativa la revisione al ribasso delle stime messe a punto dalla Commissione Europea in relazione agli interessi da pagare nel 2015 rispetto ad un anno prima: l’ammontare complessivo delle cedole passerà dal 5,3% del Pil al 4,3% del Pil.

A ottobre 2014, il Governo italiano aveva stimato un esborso per il 2015 pari al 4,5% del Pil. Gli eventi verificatisi successivamente hanno convinto la Commissione Europea a rivedere al ribasso il dato. Secondo il team di Hsbc, la spesa per interessi potrebbe scendere al 4,1% del Pil nel 2015 e ridursi di un ulteriore 0,6% del Pil nel 2016.

Hsbc individua tre canali principali che consentono alla compressione dei rendimenti di ridurre l’ammontare di risorse da destinare al pagamento degli interessi:
0,4 mld all’anno di minori costi necessari a finanziare il deficit fiscale che, stando alle previsioni del Governo italiano, si attesterà al 2,9% (al 3,2% per il team di Hsbc)
0,6 mld all’anno dal rifinanziamento dei titoli di stato a breve scadenza (Bot e Ctz) a condizioni più vantaggiose (anche se l’effetto riduzione dei tassi è minore per le scadenze brevi). Il 20% dei titoli di stato italiani è a tasso variabile, il doppio della media dei paesi dell’eurozona (11%). Per questa ragione, ogni ribasso dei rendimenti si trasforma più rapidamente in risparmi sul versante cedole.

I canali di trasmissione sono due:
0,4 mld di minori interessi annui dai titoli a tasso variabile a lunga scadenza (Cct) perché il loro rendimento è agganciato a quello dei titoli a breve scadenza.
2,3 mld di rispami annui dai titoli di stato indicizzati all’inflazione (Btpei e Btp Italia). Il tasso d’inflazione domestico e quello dell’eurozona si è attestato al -0,6% su base annua e il team di Hsbc crede che rimarrà su questi livelli anche nel 2015. Il dato è inferiore dell’1% rispetto a quello stimato dal Governo per l’anno in corso. Le previsioni del team per il 2016 posizionano l’inflazione allo 0,5%, all’incirca l’1% in meno rispetto alle stime del Governo.

Nonostante la riduzione dell’ammontare di interessi da pagare, il ratio debito/pil ha continuato la sua corsa al rialzo. La minore crescita dell’economia -reale e nominale- ha comportato una riduzione del denominatore del ratio. Il differenziale tra il tasso d’interesse effettivo pagato dall’Italia sul suo debito e il tasso di crescita nominale dell’economia si è ampliato in modo significativo dopo l’inizio della crisi. L’Italia ha attualmente un surplus primario pari all’1,6% del Pil, tuttavia, il paese avrebbe bisogno di un surplus primario vicino al 4% del Pil per stabilizzare il ratio debioto/Pil. Il recente calo dell’inflazione ha comportato una minore contrazione del deflattore del Pil, che tende a muoversi in linea con il tasso d’inflazione core. A ottobre 2014, le stime del Governo propendevano per una crescita del deflattore del Pil dello 0,6% nel 2015 e dell’1,6% nel 2016, ma il team di Hsbc si aspetta una variazione meno significativa. Per questa ragione, nonostante la riduzione sperimentata dagli interessi, il differenziale interessi-crescita dovrebbe restare ampio anche nel 2015 e nel 2016.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.