Le ragioni che spingono l’euro

A cura di Rocki Gialanella

Il recupero nei confront dell’Usd dai minimi di marzo si avvicina al 9%. Quali fattori supportano questa -probabilmente temporanea- inversione del trend ascendente dell’Usd?

Nelle ultime settimane, l’aumento dei rendimenti dei government bond dell’eurozona e la frenata delle Borse hanno calamitato l’attenzione degli investitori. Il rendimento del decennale tedesco si è allontanato in poche sedute dallo zero e quello dei Btp italiani e dei Bonos spagnoli è stato tale da provocare cali delle quotazioni vicini al 6%. Questa situazione ha messo in secondo piano il recupero registrato dall’euro nei confronti del dollaro statunitense.

Dagli 1.046 usd raggiunti dalla divisa unica europea a metà marzo -il livello più basso registrato dal 2003- la moneta europea si è rivalutata di quasi il 9% fino a ridosso di quota 1.14. Questa reazione si è sviluppata nell’arco di quattro appena quattro settimane. Il dato più evidente è che questa inversione del trend si è verificata in concomitanza con il peggioramento della situazione di Atene. Le negoziazioni con i creditori -UE e Fondo Monetario internazionale- non solo si sono arenate, ma hanno subito un netto deterioramento. Il timore per l’introduzione di un ‘corralito’ ellenico (controllo sui capitali) o addirittura per una Grexit è in continua ascesa.

Tuttavia, il movimento parallelo tra apprezzamento dell’euro e deterioramento della situazione ellenica appare alquanto strano se si tiene conto che un’eventuale Grexit minerebbe non poco la credibilità dell’euro. E allora quali sono le possibili ragioni che spiegano la rivalutazione dell’euro? Secondo gli esperti i motivi fondamentali sono tre.

Il primo, e fondamentale, è che l’euro si è trasformato nella principali divisa di finanziamento. Vale a dire, la moneta unica opera come carburante per alimentare la macchina del carry trade. Questo ruolo tende ad indebolirsi ogni volta che gli investitori -mossi dagli scarsi rendimenti offerti dai titoli di stato- tendono a manifestare una maggiore propensione al rischio. Al contrario, quando il sentiment volge al pessimismo e gli investitori tornano su posizioni più difensive, l’euro si rafforza. Nelle ultime settimane, lo scenario di riferimento dominante è stato proprio questo e l’euro ne ha approfittato.

Il secondo motivo: sui mercati sta guadagnando credibilità l’idea che una potenziale uscita di Atene dall’euro finirebbe per rafforzare l’eurozona. In altre parole, l’area euro -a meno di devastanti effetti domino su Spagna e Italia – trarrebbe beneficio dalla conclusione di un tormentone cominciato cinque anni fa.

Il terzo motivo risiede nel fatto che gli investitori stanno spostando in autunno la probabile data in cui la Federal Reserve adotterà il primo rialzo del costo del denaro (i tassi sono congelati tra lo 0 e lo 0,25% da dicembre 2008). Fino a questo momento, l’economia statunitense non è stata così forte da convincere la Fed ad agire.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.