Le sette previsioni del FMI

A cura di Rocki Gialanella

Il World Economic Outlook di primavera conferma una lieve accelerazione dell’economia mondiale. Tuttavia, il dato e’ frutto di un comportamento molto disomogeneo tra le distinte aree e internamente alle stesse

Il FMI ha migliorato leggermente le sue previsioni per l’eurozona, portando all’1,5% la stima sulla crescita del Pil nel 2015 (tre decimi in più rispetto alla precedente rilevazione) e dell’1,6% per il 2016 (due decimi in più). Le spinte arriveranno dalla caduta delle quotazioni del petrolio e dall’aiuto offerto dalle ultime decisioni di politica monetaria (Qe). Per il FMI, le priorità per l’eurozona sono l’accelerazione della crescita e dell’inflazione (che dovrebbe attestarsi allo 0,1% per il 2015 e all’1% nel 2016). Il processo che porta al raggiungimento dei target passa obbligatoriamente per l’introduzione di riforme strutturali e rafforzamento dei bilanci delle banche.

Le rilevazioni effettuate a metà del 2014 hanno evidenziato una frenata degli investimenti, fatta eccezione per Irlanda, Spagna e Germania. La crescita è stata più intensa nell’ultimo trimestre, ma sempre a macchia di leopardo. Il FMI ha migliorato le prospettive per la Germania e la Francia ( dello 0,3% nel 2015 e dello 0,2% nel 2016). In evidenza l’aspettativa di crescita per l’economia spagnola, che dovrebbe attestarsi al 2,5% nel 2015 e al 2% nel 2016).

Usa, continua la corsa ma con minor brio
Il Pil Usa crescerà del 3,1% nel 2015, mezzo punto in meno rispetto alla stima precedente. Anche per il 2016, la variazione annua si posiziona al 3,1%, due decimi meno della precedente rilevazione. Il report conferma la solidità della crescita Usa nel breve termine e gli effetti positivi che il calo del greggio stanno producendo grazie alla forza del settore energetico del paese. Questo scenario, unito al miglioramento del mercato immobiliare, dovrebbe compensare gli effetti negativi imputabili al rafforzamento dell’Usd e al conseguente calo delle esportazioni. Il tasso di crescita medio annuo nel lungo termine dovrebbe attestarsi al 2%.

Migliorano le prospettive del Giappone
Il cattivo comportamento del 2014 (con una contrazione del Pil dello 0,1%) dovrebbe essere archiviato a favore di un ritorno alla crescita nel 2015 (all’1%, quattro decimi in più rispetto alle previsioni). Per il 2016, l’FMI calcola una variazione positiva dello 0,2% (in aumento di quattro decimi). L’organismo evidenzia la debolezza dello yen e l’incremento dei salari, oltre alla potente azione anti-deflazione della BoJ, tra le variabili chiave a supporto del miglioramento del Pil.

Crescita solida nelle economie industrializzate
Anche altre economie registreranno una crescita solida secondo l’FMI. Per esempio, per il Regno Unito la stima è al 2,7% nel 2015 e al 2,3% nel 2016 (dati che confermano le stime precedenti). La variazione del Pil canadese sarà del 2,2% nel 2015 e del 2% l’anno prossimo. L’Australia potrebbe crescere del 2,8% (dato invariato). Un altro paese in forma è la Svezia con una crescita del 2,7% nel 2015, grazie alla spinta dei consumi e degli investimenti. La Norvegia dovrebbe centrare una crescita dell’1% nel 2015 (ancora positiva ma in calo dello 0,9% rispetto alla precedente stima a causa della penalizzante evoluzione del prezzo del petrolio).

Frenata cinese
Pechino dovrebbe crescere del 6,8% nel 2015 e del 6,3% nel 2016. Gli eccessi del settore immobiliare e del credito, uniti al calo degli investimenti, sono i suoi principali punti deboli.

Russia in recessione
Il FMI ha peggiorato le previsioni sulla Russia per il biennio 2015-2016. Nel 2015 la contrazione del Pil si attesterebbe al 3,8% (otto decimi in più rispetto alla precedente stima) e all’1,1% nel 2016. La caduta dei prezzi petroliferi e le sanzioni internazionali hanno aggravato le debolezze strutturali del paese e hanno minato la fiducia degli investitori.

Paesi emergenti e America latina
Il gruppo dei paesi emergenti dovrebbe essere guidato dall’India ( la crescita dovrebbe superare il 7% nel 2015 e 2016) e dall’Indonesia (5,2% nel 2015). Per l’America latina la variazione non dovrebbe superare l’1% nel 2015. In evidenza la franta del Brasile (-1%) e l’accelerazione del Messico (3%).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.