Nonostante le maggiori difficoltà che l’Europa ha dovuto affrontare dopo il Covid, a causa della diminuzione del commercio internazionale che ha impattato il settore manifatturiero e della crisi energetica che ha spinto al rialzo l’inflazione, la domanda domestica del Vecchio continente ha mostrato resilienza.
Dopo il timore di un collasso dell’economia nel 2022, il 2023 ha fatto registrare una buona ripresa degli attivi finanziari e un’attività economica che ha tenuto, nonostante la debolezza della Germania, tanto che, nella seconda metà di quest’anno, è atteso un irrobustimento del ciclo. L’incognita maggiore, per l’Eurozona, è costituita dalle decisioni della Bce in materia di politica monetaria, poiché l’istituzione centrale sembra mostrare qualche difficoltà nel leggere l’attuale contesto economico. Il rischio è che Francoforte finisca per sopravvalutare la resilienza del sistema, fatto di per sé non impossibile, vista l’imprevedibilità del ciclo economico in questi anni
Il periodo post-pandemia e post-invasione russa ha distrutto molti stereotipi sull’economia e i mercati azionari europei. Infatti, negli anni dopo il Covid, al termine di un periodo fisiologico di ripresa delle esportazioni, nel commercio estero è scesa una certa freddezza: tutto ciò ha portato a un quadro, che, ormai da oltre un anno, è decisamente difficile per la manifattura continentale. Al contempo, la domanda domestica ha mostrato una buona resilienza, orientandosi sempre più ai servizi. Il risultato è che anche questa parte di mondo ha dovuto gestire problemi di inflazione non irrilevanti con spinte sui salari che, seppure minori rispetto all’America, stanno inducendo la Bce alla prudenza dopo un’intensa fase di rialzo del costo del denaro a partire dalla metà del 2022.
Insomma, una realtà decisamente diversa rispetto al quadro cui ci eravamo abituati nel decennio precedente, in cui il Vecchio continente sembrava diventato un gigantesco Giappone: un sistema caratterizzato da un tessuto industriale ricchissimo e avanzatissimo, ma anche inevitabilmente ciclico e lontano dai grandi temi di rottura e innovazione, tecnologici e culturali.

