L’importanza delle decisioni strategiche nel lungo periodo

L’importanza delle decisioni strategiche nel lungo periodo. Durante le fasi euforiche non bisognerebbe dimenticare che la disintossicazione da valutazioni eccessive è sempre lunga

Gli studi dedicati ai listini azionari hanno dimostrato che, in un arco temporale di 130 anni, le Borse hanno accusato, con grandi oscillazioni mensili o annue, anche periodi negativi della durata di 10-15 anni, necessari a purgare gli eccessi dei boom che li hanno preceduti.

Ogni volta che si materializzano tonfi molto intensi, non mancano gli esperti che cominciano a profetizzare il prossimo inizio di una nuova era, ipoteticamente diversa da quelle che l’hanno preceduta. Tuttavia, nel rispetto delle idee liberamente espresse da ciascun esperto e osservando quel che è accaduto in passato, non possiamo non tener conto della debolezza della memoria umana, della sua efficacia di breve termine e dei conflitti di interesse che guidano alcune valutazioni.

Negli ultimi decenni si sono verificate cadute dei listini azionari superiori al 50% rispetto ai picchi massimi raggiunti nei precedenti ventiquattro mesi o performance positive dei mercati obbligazionari a due cifre nell’arco di soli dodici mesi? La risposta a tale quesito non è soltanto affermativa ma viene corroborata anche dalla presenza reale di saliscendi di natura ciclica.

Vale a dire che la struttura economica capitalista vigente nei paesi industrializzati e in buona parte dei mercati emergenti, comporta un trend di crescita economica permeato dalla presenza di cicli di espansione e contrazione dell’attività. Si tratta di evoluzioni correlata al divenire dell’attività economica e di cicli che hanno un peso determinante nel comportamento dei mercati finanziari, che in larga parte non sono altro che un riflesso degli stessi.

A detta di molti, sembra che l’ultima crisi economica sia stata la più importante mai verificatasi a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma anche questa valutazione non può essere considerata certa, dato che l’ultima fase negativa ha dato prova del suo calibro ma non ha ancora esaurito la sua durata in alcune aree. La ripresa della prima economia mondiale ( quella statunitense) ha dimostrato che la crisi non è stata tanto diversa da quella vissuta nei primi anni settanta e ottanta del secolo scorso (in entrambi i casi, la durata è stata di circa 16 mesi).

Principi come quello che vuole la Borsa vincente nel lungo termine, vengono messi in discussione. Lo stesso vale per il filone di pensiero che punta su recessioni sempre meno frequenti e profonde. Un numero crescente di economisti sta cominciando ad ipotizzare che, una volta usciti dall’attuale recessione, potrebbero trascorrere pochi anni prima di catapultarci in un’altra fase critica di minore entità.

In tutti i casi, non possiamo affermare con certezza che le crisi siano cicliche e che la loro intensità o durata possa essere facilmente paragonata a quelle che le hanno precedute. Dal punto di vista dell’investitore, questo significa che non possiamo determinare una strategia che ci consenta di anticipare i cicli economici e puntare ad elevati rendimenti. Al contrario, sarà possibile pianificare una buona strategia di lungo termine ed evitare grandi errori. L’allocazione del proprio patrimonio tra azioni, obbligazioni e liquidità continua ad essere il fattore più importante per puntare alla difesa del potere d’acquisto e alla massimizzazione del rendimento del nostro portafoglio nel lungo termine. I gestori di successo sono quelli che combinano un’analisi macroeconomica indipendente e di qualità alla selezione accurata dei titoli e ad una tattica basata su parametri associati ad indicatori del sentiment di mercato.

L’analisi macroeconomica assume un’importanza fondamentale se si osserva la correlazione prodotta- nelle fasi di crisi- con le principali asset class. Erano numerosi gli indicatori che consigliavano di assumere un’esposizione bassa alle azioni nel biennio 2007-2008. Allo stesso modo, sembrava ragionevole incrementare l’esposizione ai titoli di rischio verso la fine del 2008, quando le Borse accumulavano cadute vicine o superiori al 50%. Tuttavia, dopo il recupero degli ultimi anni, il livello delle quotazioni ha raggiunto livelli tali da riportare in auge le scelte tattiche.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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