L’inflazione zero non preoccupa il Giappone

A cura di Rocki Gialanella

La BoJ non ha centrato il target inflation ma l’occupazione, i consumi delle famiglie e l’export continuano a dare segnali di miglioramento

A febbraio, la variazione dell’Ipc giapponese rispetto al mese precedente, al netto degli alimenti e dell’aumento dell’Iva, è stata pari a zero. La pubblicazione del dato ha provocato critiche alla politica del Governo, che non sarebbe riuscito a combattere in maniera efficace la deflazione neanche con l’introduzione di aggressivi stimoli monetari.

Le preoccupazioni sembrano esagerate. E’ chiaro che la Bank of Japan non ha raggiunto il suo obiettivo, annunciato due anni fa all’inizio della campagna di allentamento quantitativo : riportare la variazione annua dei prezzi al consumo a ridosso del 2%. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo si deve a due fattori che esulano dal controllo delle autorità monetarie nipponiche: la sensibile discesa delle quotazioni petrolifere e l’incremento dell’Iva adottato dall’Esecutivo locale nel corso del 2014. L’andamento delle quotazioni del petrolio ha indubbiamente favorito l’economia giapponese, ma l’incremento dell’Iva del 3% ha avuto riflessi negativi, in particolare sulla domanda interna. In entrambi i casi, gli effetti di breve termine saranno sostituiti da quelli di lungo termine sull’inflazione.

Zero non è il minimo storico raggiunto dall’inflazione in Giappone. E’ probabile che la variazione dei prezzi al consumo torni in territorio negativo nei prossimi mesi a causa dei riflessi che i prezzi dei carburanti potranno avere sui risultati conseguiti dalle utilities. Nonostante ciò, la caduta dei prezzi petroliferi potrebbe avere ripercussioni positive sull’economia nel medio-lungo termine, aumentando il potere d’acquisto dei consumatori e delle imprese.

Nel lungo termine, le preoccupazioni si concentrano sulle probabilità che il paese torni a dover fare i conti con una ‘trappola deflazionista’. Per porre rimedio a questa situazione c’è chi pensa che la Bank of Japan tornerà ad ammorbidire la sua politica monetaria nei prossimi mesi. Tuttavia, a dispetto di questi scenari l’economia domestica presenta alcuni fattori che sembrano indicare un probabile aumento della domanda domestica.

A febbraio, i consumi delle famiglie sono cresciuti dello 0,8% rispetto al mese precedente. Il mercato del lavoro appare solido, con il tasso di disoccupazione passato dal 3,6% al 3,5%. Il numero di offerte di impiego, ai massimi degli ultimi decenni, continua ad aumentare. E le principali aziende del paese hanno introdotto i maggiori aumenti salariali degli ultimi anni.

Accanto ai consumi, i prezzi degli assets, dale azioni ai terreni, continuano a salire. Le esportazioni mostrano segnali di ripresa. Questi dati non sono tipici di una situazione di deflazione. Per queste ragioni, non è certo che la Bank of Japan opti, nel breve termine, per un ulteriore allentamento quantitativo.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.