L’insostenibile leggerezza dei tassi

Visione sui mercati azionari, obbligazionari e valutari di Armando Carcaterra, Direttore Investimenti di Anima SGR

MERCATI OBBLIGAZIONARI

In Europa l’attenzione dai tassi si sposterà sugli spread

L’iniezione di liquidità da parte della Banca centrale europea conferisce un importante supporto anche alle asset class obbligazionarie. In particolare, l’azione della Bce porterà, a tendere, ad una compressione degli spread, mantenendo i tassi sotto controllo. In questo contesto, la view sui mercati obbligazionari resta positiva, pur aspettandoci rendimenti più contenuti. A maggior ragione, pertanto, siamo convinti che per rendere più efficiente il portafoglio obbligazionario sia necessaria un’esposizione alle valute. La divergenza tra le politiche monetarie di Bce e Fed, infatti, sta generando nel mercato dei cambi, tendenze più marcate rispetto ad altre asset class”; di qui l’importanza di disporre di una diversificazione valutaria. Inoltre, un altro tema che sarà cruciale pensiamo sia rappresentato dalla gestione della duration di portafoglio. Per quanto riguarda i titoli governativi, all’interno dei portafogli dei fondi obbligazionari, manteniamo il sottopeso sui titoli dei Paesi Core e crediamo sia opportuno allungare le scadenze e concentrarsi sui titoli di stato della Periferia. Grazie specialmente alla spinta della Bce, pensiamo che ci sia ancora valore sui titoli governativi italiani, sia su quelli nominali che indicizzati all’inflazione.

Corporate bond e high yield: la valutazione resta costruttiva

Le obbligazioni societarie non sono direttamente interessate dagli acquisti della Bce, ma beneficeranno di riflesso dell’immissione di liquidità e della compressione degli spread; in particolare, a beneficiarne potrebbero essere soprattutto i titoli a basso merito di credito e quelli più connessi al ciclo economico. Pertanto l’idea su queste due asset class resta costruttiva. Nei portafogli dei nostri fondi corporate si conferma un tema rilevante di investimento, la preferenza, nel comparto dei subordinati, per gli emittenti non finanziari, a scapito delle emissioni bancarie di “nuova generazione”. In merito alle obbligazioni high yield il giudizio resta ancoracautamente positivo.

VALUTE

Non si ferma il trend di rialzo del biglietto verde

Gli acquisti di titoli di stato della Bce comportano una forte pressione al ribasso sul tasso di cambio euro/dollaro. Tra l’altro, pur non essendo ufficialmente un obiettivo di politica monetaria, l’indebolimento della moneta unica è centrale per far risalire il tasso di inflazione. La view resta a favore di un apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, in particolare nell’arco dei primi sei mesi; probabilmente si assisterà a qualche pausa, ma il trend è verso la parità. Di qui il posizionamento lungo di dollaro all’interno dei nostri fondi, avviato dalla fine del mese di novembre. Giudizio invece neutrale su yen e sterlina.

MERCATI AZIONARI

Europa: meglio puntare sulla liquidità e sui dividendi

L’annuncio del QE da parte della Bce avrà un impatto positivo sull’azionario europeo, tanto che a nostro avviso quest’anno i listini europei dovrebbero essere tra quelli che offriranno le migliori opportunità. Per quanto riguarda le politiche di investimento, crediamo che il posizionamento corretto sia quello di “seguire la liquidità” e quindi, all’interno dei portafogli dei nostri fondi preferiamo l’Europa e l’Asia – prima fra tutte la borsa indiana ma anche quella cinese che ha performato bene – a scapito dell’America. Una view che si riflette sul posizionamento dei fondi globale, dove le Borse europee sono sovrappesate, al pari di Cina e Giappone, mentre quella americana è sottopesata. Ma seguire la liquidità significa anche puntare sui dividendi nel corso di quest’anno. Dal momento che però la volatilità rappresenterà una costante, sarà conveniente ridurre il rischio prima dell’inasprimento della politica monetaria della Fed, oltre a ridurre gli “asset inglesi” prima delle elezioni. Per quanto riguarda il posizionamento dei fondi europei, il giudizio è positivo innanzitutto per il settore dei consumer discretionary, in quanto, come anticipato, i bassi tassi d’interesse ed il continuo ribasso del prezzo delle commodities dovrebbero agevolare la ripresa dei consumi. Positivi anche per il comparto farmaceutico, assicurativo e delle telecomunicazioni. La visione resta invece negativa in primis per il comparto energetico, vista l’incertezza sul prezzo del petrolio, ma anche per quello delle materie prime, delle utilities e infine per i titoli industriali.

Usa: la crescita corre, ma non gli utili societari

L’idea su questo mercato da neutrale diventa negativa. Diverse le motivazioni alla base di questo sottopeso all’interno in generale dei portafogli dei fondi azionari. In primo luogo, per la considerazione che la Federal Reserve nell’arco del 2015 darà il via libera al rialzo dei tassi. In occasione dell’ultimo meeting dei giorni scorsi, la Banca centrale americana ha ribadito di essere «paziente» nell’iniziare ad alzare i tassi, mossa che non avverrà almeno fino a giugno. In secondo luogo, va detto, che a parte il ritorno di un po’ di volatilità negli ultimi tempi, Wall Street ha raggiunto massimi storici; terzo: è attesa una recessione degli utili societari, nonostante la crescita economica stia correndo. In particolare, riguardo a questo ultimo punto, le revisioni negative degli utili del settore energetico, legate al calo del prezzo del petrolio, hanno pesato sulle stime degli utili dello S&P500 e anche gli altri settori del mercato americano hanno subito una drastica revisione.

Italia: la ripresa spingerà Piazza Affari

La visione su questo listino, al pari degli altri europei, è positiva. A nostro avviso sono presenti le condizioni di una performance positiva del mercato azionario italiano se, come crediamo, il 2015 segnerà per l’Italia quello della ripresa economica. Si rafforzano, infatti, le aspettative di un’uscita dal tunnel della recessione: la maggiore flessibilità fiscale; il significativo deprezzamento della moneta unica; il forte calo del prezzo del petrolio; l’accelerazione del commercio mondiale; la diminuzione dei tassi di interesse a lungo termine; l’ulteriore impulso di politica monetaria in arrivo dalla Bce; sono tutti fattori la cui combinazione potrà contribuire ad una crescita positiva nel 2015 (il consensus di 0,4% di incremento del Pil appare eccessivamente prudente).

Inoltre, in base alle rilevazioni di gennaio dell’Istat, si registra un doppio incremento per quanto riguarda la fiducia di imprese e consumatori. La prima balza a 91,6 rispetto agli 87,6 punti di dicembre, toccando il livello massimo da settembre del 2011. In ogni caso, da parte del governo Renzi, sarà necessario proseguire sul percorso delle riforme per aumentare la competitività e rendere il nostro Paese più appetibile da parte degli investitori esteri.

Borse asiatiche: il giudizio è positivo

Come si è già anticipato l’obiettivo è di “seguire la liquidità”, pertanto il sovrappeso oltre all’Europa è anche sui listini asiatici, area geografica dove le banche centrali stanno prevalentemente mettendo in atto politiche monetarie accomodanti. A riprova, in India ci aspettiamo un taglio dei tassi di 200 punti base e crediamo che anche la Cina taglierà il costo del denaro, senza contare che qui è in atto un consistente programma di stimoli fiscali. A nostro parere, comunque, tutta l’area asiatica sarà interessata da una iniezione di liquidità aggiuntiva, compreso il Giappone, che in autunno potrebbe dare il via al QE3. In quest’ultimo Paese nel 2015 dovremmo assistere ad un aumento dell’inflazione e dei salari, accompagnato da una riduzione della tassazione sulle imprese; se questo scenario si realizzerà si potranno fare ottimi “affari”. Restano i dubbi però della riuscita dell’Abenomics.