L’intervento della BCE aumenta l’appeal dei titoli azionari

Il barometro degli investimenti di Pictet. Confermato il sovrappeso del mercato azionario e il sottopeso dei bond. Overweight per la valuta Usa e rafforzamento dell’esposizione all’oro

Il continuo sostegno delle banche centrali mondiali e l’accelerazione della crescita su scala globale alimentano la propensione al rischio, anche in vista del rialzo dei tassi da parte della Fed. I titoli obbligazionari restano sottopesato i per motivi di valutazione, mentre manteniamo il dollaro sovrappesato. Come copertura contro il possibile aumento della volatilità, abbiamo rafforzato l’esposizione all’oro.I nostri indicatori del ciclo economico lanciano segnali positivi a livello globale”;gli indicatori anticipatori, in particolare, registrano il secondo maggiore rialzo da maggio. Il crollo dei prezzi del petrolio rappresenta un forte stimolo per l’attività economica e dovrebbe aggiungere 0,8 punti percentuali alla crescita globale di quest’anno, favorendo soprattutto Europa, Giappone e Asia. La decisione della BCE di acquistare debito sovrano e il taglio dei tassi di interesse in vari Paesi emergenti dovrebbero portare le iniezioni di liquidità nette degli istituti centrali a 1.300 miliardi di dollari nel 2015, oltre i livelli del 2014, fornendo un importante sostengo all’economia mondiale.

Ancora positive le dinamiche congiunturali degli Stati Uniti, dove il vigore dell’edilizia residenziale dovrebbe, a nostro parere, alzare il tasso di crescita del PIL al 3% per quest’anno. In seguito alla flessione dei prezzi del petrolio, la fiducia dei consumatori è balzata al livello più alto in 14 anni, anche se i dati sull’attività devono ancora evidenziare un aumento della spesa al dettaglio. Le pressioni inflazionistiche si sono ulteriormente attenuate, ma prevediamo una costante accelerazione della crescita dei salari, che consentirà alla Fed di alzare i tassi nella seconda metà dell’anno. Assistiamo inoltre a un miglioramento della situazione dell’eurozona, dove gli indicatori anticipatori hanno registrato il secondo mese consecutivo di ripresa. La fiducia dei consumatori è aumentata sia nei Paesi core che in quelli periferici; la crescita del credito ha subito una netta condizioni di finanziamento bancarie e l’incremento delle richieste di prestiti da parte delle imprese, come testimonia la Lending Standards Survey della BCE. I tassi ipotecari sono scesi nei Paesi core e in alcuni di quelli periferici, un trend che dovrebbe accelerare nei prossimi mesi, soprattutto in concomitanza all’espansione del bilancio della BCE.

Al contrario, gli indicatori dell’economia svizzera hanno evidenziato un netto peggioramento quando la decisione della banca centrale di sganciarsi dall’euro ha provocato una brusca rivalutazione del franco, che in base ai nostri calcoli equivale a un inasprimento dei tassi di interesse di 400 punti base in un sistema fortemente dipendente dalle esportazioni. Nel corso dell’anno prevediamo una contrazione dello 0,5%, contro la precedente stima di una crescita del 2%, e un calo dell’inflazione anche del 3% nello scenario peggiore. L’economia nipponica ha perso slancio e i deludenti dati su produzione industriale e vendite al dettaglio suggeriscono che l’uscita dalla recessione è molto lenta.Le spinte inflazionistiche sono ancora contenute in quanto mancano prove concrete di un aumento dei salari dei lavoratori giapponesi. La BoJ si è comunque impegnata a generare una crescita sostenibile e a raggiungere un’inflazione target del 2%; nel corso dell’anno, quindi, è possibile un rafforzamento degli stimolimonetari.

In Cina gli indicatori economici continuano a dipingere un quadro contrastante. Da un lato, prosegue la ripresa dopo la flessione di inizio 2014 provocata dalla debolezza del settore immobiliare; inoltre, il recente taglio dei tassi di interesse e altre misure di allentamento adottate dalla banca centrale dovrebbero svolgere un ruolo favorevole.Dall’altro, le condizioni di liquidità sono ancora critiche. L’apprezzamento dello yuan su base ponderata per l’interscambio peserà sugli investimenti aziendali.L’economia dovrebbe raggiungere una crescita a lungo termine del 6,5%, dopo un’espansione del 7,4% nel 2014. Più in generale, ci aspettiamo una ripresa delle esportazioni di altri Paesi emergenti grazie all’aumento della domanda estera. Un altro fattore positivo è la debolezza delle divise locali, che secondo il nostro modello di fair value sono sottovalutate del 22%. I segnali di liquidità sono incoraggianti, dopo le recenti misure di stimolo monetario attuate nell’eurozona e il taglio dei tassi di interesse operato da varie banche centrali nelle aree emergenti. Il miglioramento delle condizioni creditizie è particolarmente evidente in Europa, dove i sondaggi indicano un aumento della domanda e dell’offerta di prestiti bancari sia fra le aziende non finanziarie che fra i privati. Il fatto che ciò coincida con il programma di quantitative easing della BCE è promettente poiché lascia presagire una possibile accelerazione del credito che darebbe slancio all’economia. Anche dal Giappone arrivano segnali positivi, mentre gli Stati Uniti si distinguono dagli altri mercati avanzati per la loro debolezza, sicuramente dovuta al graduale ritiro degli stimoli monetari da parte della Fed. La Cina, dopo aver goduto di ottime condizioni nei due mesi precedenti, in dicembre ha visto un peggioramento.

Gli indicatori del sentiment riflettono un atteggiamento più neutrale, segno che la possibilità di una correzione del mercato azionario è ora limitata. La nostra analisi dei flussi di investimento mostra che nelle ultime quattro settimane gli hedge fund hanno ridimensionato le posizioni rialziste. Un quadro simile emerge dai flussi relativi agli ETF, che puntano anch’essi a un posizionamento meno bullish. Ugualmente neutrali gli indicatori delle valutazioni, da cui il mercato azionario statunitense risulta tuttora il più oneroso. I settori difensivi come sanità e beni di prima necessità appaiono sopravvalutati, l’energia il più conveniente. I titoli azionari si confermano meno cari del fixed income, pur risultando meno allettanti in relazione ad altri indicatori che riteniamo variabili rappresentative della crescita economica.