L’investimento nei mercati high yield non va trattato con sufficienza

Nicolò Bocchin, portfolio manager Comparto Obbligazionario di Aletti Gestielle Sgr, interviene all’inchiesta di Fondi&Sicav sulle obbligazioni high yield americane

 

aletti-gestielle

 

L’inflazione Usa mostra segni di ripresa e il rendimento nominale dei Treasury non offre protezione agli investitori. Molti indicano gli HY bond come possibile soluzione al problema di ottenere rendimenti obbligazionari tali da far fronte all’incedere dell’inflazione. Pensate che il segmento sarà in grado di offrire rendimenti reali interessanti?

L’accesso al mercato high yield, tanto in Usa quanto in Europa, non dev’essere trattato con sufficienza, quale fosse una scelta scontata in un contesto di rendimenti storicamente contenuti. La ricerca di uno strumento obbligazionario con rendimento addizionale (spread) per assorbire eventuali rialzi dei tassi non deve far perdere di vista il fatto 1) che si stanno considerando strumenti emessi da società “high risk” (per avere appunto “high yield”) che richiedono ampia capacità di analisi, valutazione ed esperienza e 2) che in generale gli spread sui titoli a basso rating sono storicamente contenuti e arrivano da un percorso di rapido restringimento che in poco più di un anno ne ha dimezzato il valore (gli spread medi degli Hy in Usa sono passati da 700 a 350 punti base), esaurendo quindi buona parte dell’attrattività che incorporavano.
Ragion per cui crediamo che i rendimenti reali che si possono aspettare dal comparto, valori con buona probabilità positivi, tuttavia non giustifichino appieno l’investimento.
Tra l’altro è opportuno aggiungere che i fondamentali delle società Hy americane sono in genere peggiori rispetto a quelli del basket Hy europeo, che offre comunque spread simili. Questo si riflette in una distribuzione dei rating che in Usa vede le classi più speculative, B e CCC, arrivare a circa il 50% di peso dell’indice, rispetto al 30% circa in Europa.
Soluzioni alternative a nostro avviso più interessanti sono rappresentate, sul versante europeo, dai subordinati assicurativi e dai titoli ibridi dei settori industriali e utilities in ambito investment grade.

Che cosa possono aspettarsi gli investitori dal mercato high yield Usa nei prossimi mesi? Quali sono a vostro avviso i rischi maggiori e su quali duration ritenete opportuno focalizzarvi in vista delle prossime decisioni della Fed e della Trumpnomics?

Probabilmente sarà un anno in cui i ritorni dipenderanno soprattutto dalle cedole incassate, col rischio di essere comunque penalizzati dal movimento rialzista dei tassi governativi sottostanti gli spread. Per questa ragione si dovrebbero privilegiare titoli a tasso variabile o in alternativa sarebbe opportuno isolare il rischio tasso sottostante gli spread di credito con strumenti appositi. Lo spazio per aumenti in conto capitale sarà limitato dal mix di spread e rendimenti governativi storicamente contenuti.
Focalizzarsi sulla parte e breve della curva sembrerebbe la scelta più conservativa per ovviare ai rischi legati a un aumento dei rendimenti sui titoli governativi in conseguenza di rialzi dei tassi da parte della Fed. Una diversificazione che includa anche la componente investment grade, in questo caso anche con duration medio-lunga, resta a nostro avviso la soluzione preferibile per chi vuole a tutti i costi concentrarsi sul mercato dei titoli corporate americani.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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