L’Italia rappresenta un rischio per il futuro dell’Eurozona

Le riforme del mercato del lavoro sono essenziali per recuperare competitività, ma sono molto difficili da implementare. I commenti di Yves Longchamp, head of Research di ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG e Marc Craquelin, direttore della Gestione di La Financière de l’Echiquier

“L’Italia costituisce un rischio per il futuro dell’Eurozona e deve essere monitorata attentamente. Crescita debole, forte indebitamento, alto tasso di disoccupazione e bassa competitività creano infatti una miscela pericolosa”. È questa l’analisi di Yves Longchamp, head of Research di ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG.

Anche volendo prescindere dal suo sistema bancario, le dimensioni dell’economia italiana sono tali da mettere a rischio l’esistenza stessa dell’Eurozona“, continua Yves Longchamp. “Con Germania, Francia e Spagna, l’Italia fa parte dei cosiddetti Big Four, che da soli rappresentano quasi il 75% del Pil dell’unione monetaria (rispettivamente all’incirca il 30%, il 20%, il 10% e il 15%) e l’Italia è il più vulnerabile: il Pil ha recuperato ben poco terreno dopo le due crisi, mentre il rapporto debito/Pil rimane stabile e il tasso di disoccupazione strutturale resta elevato”.

“Inoltre, tra il 2000 e la grande crisi finanziaria del 2008, la competitività dell’Italia è peggiorata del 20%, mentre quella della Germania è migliorata del 10%, e nel momento in cui si è verificata la crisi, il profondo divario in termini di competitività tra la Germania e i due Paesi periferici, Italia e Spagna, pari a circa 30 punti percentuali in entrambi i casi, ha evidenziato con chiarezza la disomogeneità fondamentale e insostenibile in seno all’unione monetaria. Questo squilibrio è uno dei motivi alla radice della crisi dell’euro e della frammentazione del mercato dei titoli di Stato. Oggi il divario tra Italia e Germania si è ridotto al 20% (ma quello tra Spagna e Germania è all’8%) ed è un dato incoraggiante e preoccupante al tempo stesso, in quanto conferma il processo di convergenza in atto ma ne sottolinea la lentezza. Di questo passo, bisognerebbe attendere fino al 2037 perché la differenza in termini di competitività tra Germania e Italia torni ai livelli del 2000”.

“Le riforme del mercato del lavoro sono essenziali per recuperare competitività, creare posti di lavoro e ridurre la disoccupazione, ma sono molto difficili da implementare”, conclude Longchamp. “Sarà compito del prossimo primo ministro italiano assicurarne l’attuazione, il che sarà possibile soltanto con il supporto di una forte maggioranza parlamentare”.

Marc Craquelin, direttore della Gestione di Financière de l’Echiquier commenta: “Continua l’avanzata dell’euro e degli indici borsistici mentre arrivano segnali contrastanti dalla macroeconomia. In Europa, gli indici Pmi si mantengono ai massimi livelli: 56,3 per il Pmi dei servizi e 56,8 per l’indice composito. Nemmeno la Cina ci riserva sorprese negative visto che il Pmi dei servizi si attesta a 51,8 e il Pmi composito a 51,5.

I dati di segno negativo provengono invece dagli Stati Uniti dove quelli sull’occupazione sono nettamente inferiori alle attese: si contano a maggio “soltanto” 138.000 nuovi posti di lavoro al di fuori del settore agricolo contro 182.000 posti attesi. Il dato piuttosto deludente si accompagna inoltre a una revisione negativa per il mese di aprile.

La settimana appena iniziata è all’insegna della politica: oltre alle elezioni britanniche domani e al primo turno delle legislative in Francia domenica inizia il dibattito parlamentare in Italia sulla nuova legge elettorale, che potrebbe portare a elezioni anticipate. Nei nostri fondi small & mid cap abbiamo, di recente, ridotto la nostra esposizione ai titoli italiani che avevano fatto un ottimo percorso.

A queste scadenze elettorali si aggiunge poi la riunione di domani della Bce, di natura altrettanto politica. Confermare il miglioramento della dinamica europea senza alimentare eccessivamente le previsioni di una stretta creditizia: ancora una volta Mario Draghi si muoverà sul filo del rasoio…”

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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