Le quotazioni dell’equity europeo sono troppo penalizzate e alcuni trend in corso indicano un recupero. A colloquio con Tom Lemaigre gestore di portafoglio del team azionario europeo di Janus Henderson Investors

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense, Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?

In effetti, il mercato azionario europeo si trova attualmente a uno sconto record rispetto agli Stati Uniti e non lo riteniamo giustificato per una serie di ragioni. Riteniamo che ci sia un’idea sbagliata quando si valutano i benchmark europei a grande capitalizzazione, ovvero che un investimento in azioni europee equivalga a un investimento nel PIL europeo: questo non potrebbe essere più lontano dalla realtà.
La verità è che investiamo in società che sono campioni globali nei loro rispettivi settori e che sono nate/fondate e quindi quotate in Europa. In effetti, se si considera l’esposizione economica dei ricavi dell’MSCI Europe, la ripartizione è la seguente: 37% Asia e Mercati Emergenti, 38% Europa Sviluppata e 25% Nord America. Ciò dimostra la natura globale delle società quotate in Europa, che di conseguenza competono con le controparti americane e straniere.
Inoltre, se si considerano le prospettive delle azioni quotate a grande capitalizzazione, non riteniamo giustificato questo sconto e pensiamo che non dovrebbe persistere nel medio termine. Esiste una serie di tendenze secolari di lungo periodo a cui le società europee sono orientate che ci entusiasmano e che dovrebbero contribuire a ridurre questo divario di valutazione.
C’è il superciclo globale di investimenti che le economie stanno entrando e che le aziende europee renderanno possibile; il reshoring delle catene di fornitura, l’automazione delle fabbriche, gli investimenti nell’elettrificazione e nell’efficienza energetica e la rivoluzione dell’intelligenza artificiale (equipaggiando gli impianti di produzione che produrranno la prossima generazione di chip per l’intelligenza artificiale e le attrezzature necessarie nei data center che li ospiteranno). L’Europa offre numerose opportunità di accesso a questi temi, essendo la patria di grandi campioni globali a valutazioni ragionevoli – pensiamo che gli asset allocator dovrebbero iniziare presto a rendersene conto.
L’eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
Poiché investiamo in società di natura globale, non ci interessa tanto la borsa in cui un titolo è quotato, quanto piuttosto il luogo in cui genera i propri ricavi e i mercati finali a cui è esposto. Pertanto, non ci occupiamo specificamente di individuare le opportunità più interessanti per paese dell’Eurozona. Andiamo a caccia di alfa in tutti i settori e in tutte le borse europee.

