Lo strano caso del rafforzamento del dollaro

Contrariamente alla performance piatta dei mercati azionari, i titoli giapponesi ed europei continuano a salire. Il commento di Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock

a cura di Stefania Basso

I titoli azionari americani hanno chiuso in rosso la scorsa settimana. L’indice Dow Jones Industrial Average è sceso dell’1,79% a 17.373 punti, l’indice S&P 500 ha perso l’1,28% a quota 2.077 e l’indice tecnologico Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno l’1,66% chiudendo la settimana a 5.043 punti. Il rendimento del treasury decennale è sceso dal 2,20% al 2,17% e i prezzi quindi sono saliti.

Le aziende americane ad alta capitalizzazione fronteggiano ancora i venti contrari causati dal rafforzamento del dollaro. Ma la aziende a bassa capitalizzazione, che hanno un’esposizione bassa alle vendite internazionali, non stanno traendo beneficio. Sul fronte obbligazionario, i dati economici USA rimangono misti ma sono abbastanza solidi da poter presumere un aumento dei tassi da parte della Fed già in autunno. Tali aspettative stanno portando a un appiattimento della curva dei rendimenti, dove i rendimenti dei bond a breve termine salgono più rapidamente dei rendimenti dei bond a lungo termine. Di conseguenza per gli esperti di BlackRock i rendimenti a lungo termine rimarranno contenuti ma i bond a breve termine rimangono sensibili.

Negli USA la stagione degli utili si è rivelata migliore delle attese ma le stime più basse degli utili del terzo trimestre stanno tenendo a freno i rialzi dei titoli. Da inizio anno l’indice S&P 500 sta lottando per mantenere un rialzo dell’1% mentre gli indici Dow contenenti i titoli di società operanti nel settore dei trasporti e delle industrie sono in territorio negativo da inizio anno.

In generale, comunque, il secondo trimestre non è stato negativo sul fronte degli utili come atteso ma nello stesso tempo non ha ispirato gli investitori. Le vendite sono scese del 4% anno su anno mentre gli utili sono saliti dell’1,5%”; se si esclude l’energia, il dato sale al 9,3%. I tassi bassi e la crescita debole dei salari hanno generato livelli record dei margini di profitto ma il dollaro forte ha impattato sui ricavi delle compagnie.

Molti investitori privilegiano i titoli a bassa capitalizzazione, che dipendono meno dalle vendite internazionali rispetto alle società ad alta capitalizzazione, nel tentativo di mitigare l’impatto del rafforzamento del dollaro. Ma la strategia non ha generato grandi benefici. Il moderato rialzo dell’indice large cap S&P 500 dell’1% è poco superiore all’indice Russell 2000 small cap da inizio anno.

Cosa sta frenando le small cap? Anche se l’esposizione alle vendite internazionali è minore, i titoli small cap si sono rivelati più sensibili all’aumento dei tassi di interesse reali e alle previsioni degli investitori di un inasprimento della politica monetaria. La vulnerabilità è aumentata durante la stagione degli utili dato che gli investitori hanno temuto l’impatto dell’appiattimento della curva sulle banche con bassa capitalizzazione, che rappresentano circa il 25% dell’indice Russell 2000. BlackRock adotta una posizione neutrale sulle azioni americane.

Contrariamente alla performance piatta dei mercati azionari americani, i titoli giapponesi ed europei continuano a salire. Parte della ragione risiede nelle politiche monetarie divergenti e nei timori negli USA del primo rialzo dei tassi della Fed. Ma forse il motivo più importante riguarda gli utili.

Le aziende in Europa e in Giappone stanno realizzando solidi utili e una crescita robusta dei ricavi. In Europa, la crescita degli utili per azione ha segnato +14% anno su anno, ed è ancora più elevata se si esclude il comparto energia. L’indebolimento dell’euro è stato uno dei fattori che ha supportato la crescita della top line, l’esatto opposto rispetto a ciò che sta accadendo negli Stati Uniti.

Gran parte dei risultati della scorsa settimana hanno confermato le prospettive di BlackRock di miglioramento dell’economia nella seconda metà dell’anno rispetto alla prima metà. L’indice ISM non manifatturiero ha mostrato che il settore dei servizi è salito al ritmo più rapido dell’ultimo decennio. E il rapporto dei salari non agricoli di luglio pubblicato venerdì scorso ha rivelato che la crescita dei posti di lavoro ha superato le 200,000 unità al mese, anche se i salari e il tasso di partecipazione della forza lavoro sono rimasti fermi.

I dati solidi dell’occupazione della scorsa settimana e i commenti del Presidente della Fed di Atlanta, Lockhart, hanno fatto salire le attese di un aumento dei tassi a settembre. Di conseguenza i rendimenti dei treasury biennali sono tornati intorno allo 0,75%, dato che i rendimenti decennali sono rimasti fermi intorno al 2,17%, in linea con i valori di inizio anno.

I fattori strutturali manterranno bassi i movimenti dei bond a lungo termine, ma gli investitori dovrebbero rimanere prudenti nella parte breve della curva dei rendimenti. Se i flussi dei bond municipali sono stati negativi di recente per i timori legati al default di Portorico, i rendimenti relativi interessanti e il miglioramento delle condizioni del credito favoriscono i municipali rispetto ai treasury.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.