Lo yuan cerca un ruolo planetario

A cura di Rocki Gialanella

L’internazionalizzazione della divisa cinese e’ ancora in una fase embrionale e la sfida al dollaro si presenta lunga e complessa

La Cina è la seconda economia del pianeta, ospita il secondo mercato mobiliare per livello di capitalizzazione ed ha consolidato il suo ruolo di prima potenza commerciale del mondo. Questa crescente influenza non trova, almeno per ora, riflesso nell’utilizzo della sua divisa fuori dai confini nazionali. Alla fine di marzo, lo yuan occupava la settima posizione nella classifica delle transazioni internazionali e l’1,81% del monte operazioni. Si tratta di un miglioramento significativo se si tiene conto che alla fine del 2011 occupava la ventunesima posizione, ma ancora irrisorio rispetto all’importanza del gigante asiatico nell’ordine economico mondiale.

Lo scoglio più rilevante sulla strada dell’internazionalizzazione dello yuan è la quotazione pilotata dalla Banca Centrale della Cina, che ha fissato il tetto massimo del range di oscillazione quotidiano della divisa al 2%. Imprese ed individui sono soggetti a restrizioni precise da rispettare per muovere i propri risparmi da e verso il paese: 50.000 usd annui per le persone fisiche e l’autorizzazione del Governo per i movimenti delle corporate. Le limitazioni sono state introdotte per i timori connessi a possibili fughe di capitali o ingressi di flussi di denaro alimentati da finalità speculative. In attesa della piena liberalizzazione dei movimenti in valuta domestica, le autorità cinesi stanno stringendo accordi con vari centri finanziari mondiali per procedere all’emissione di titoli di debito denominati in yuan.

Altri pezzi della strategia di Pechino sono rappresentati dal recente lancio dell’AIIB e dal progressivo – ma lento- ampliamento della presenza di yuan tra le riserve di divisa estera detenute dalle banche centrali. Attualmente il dollaro Usa rappresenta il 63% del totale delle riserve in divisa estera detenute dalle banche centrali del mondo. Le banche centrali hanno elevate riserve di usd perché circa il 45% dei pagamenti internazionali viene concluso con il ricorso al biglietto verde.

Il fatto di essere una potenza economica a livello planetario è una condizione necessaria ma non sufficiente per ritagliarsi un ruolo da divisa internazionale. Il primo passo è dare maggiore credibilità e stabilità al bilancio della sua Banca Centrale. Il perseguimento di questo obiettivo è stato esplicitato triplicando le riserve d’oro.

Dal 2009 ad oggi, la Banca centrale cinese ha triplicato la quantità di oro in suo possesso fino alle 3.510 tonnellate, trasformandosi nel secondo possessore di metallo giallo al mondo, seconda sola agli Usa che ne posseggono 8.133 tonnellate.

Le autorità di Pechino perseguono una strategia tradizionale per trasformare lo Yuan in divisa di riserva: ospitare nel proprio bilancio anche assets diversi da altre divise che svolgano lo stesso ruolo. Secondo Bloomberg, la Cina potrebbe accelerare il processo di accumulazione di metallo giallo per poter esercitare pressioni sulle istituzioni internazionali al fine di far entrare lo yuan all’interno della Special Drawing Right (cesta di cui fanno parte soltanto l’Usd, l’euro, lo yen e la sterlina). A ottobre 2015, data fissata per la prossima revisione della cesta, Pechino potrebbe presentare le sue istanze in occasione della prossima riunione del Fondo Monetario internazionale.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.