L’Usd presenta il conto alle multinazionali nordamericane

A cura di Rocki Gialanella

Lo scenario non è omogeneo ma numerose major statunitensi hanno comunicato che il rafforzamento della divisa comporterà una decelerazione nella crescita degli utili

Le vacanze in Europa dei cittadini statunitensi saranno più convenienti del 25% rispetto all’estate scorsa grazie all’apprezzamento dell’Usd. Sono ormai lontani i tempi in cui si riusciva ad incassare solo 0,72 euro per ogni biglietto verde. Se la notizia è decisamente positiva per i turisti, non è altrettanto ben accolta dalle grandi multinazionali nordamericane. Questo è uno degli argomenti utilizzati dai manager statunitensi per comunicare i risultati ottenuti nel quarto trimestre del 2014 e nel primo quarter del 2015.

Le più castigate sono state le società operanti nel settore dei beni di consumo, come Procter & gamble e Kimberli Clark. P&G genera i due terzi degli introiti all’estero. I suoi utili sono scesi dell’8% nel primo trimestre dell’anno, in larga parte a causa della sfavorevole evoluzione del cambio. Per Kimberly Clark il ridimensionamento dei risultati ha raggiunto il 9% per un controvalore complessivo di 4.700 mln nel trimestre. Un andamento simile è stato registrato da Coca-Cola e PepsiCo, che calcolano che la penalizzazione potrebbe toccare il 10% degli utili.

Neanche le aziende tecnologiche sono immuni dal nuovo trend valutario, tuttavia, a prima vista sembra che soffrano meno. Microsoft e Apple calcolano che la forza dell’Usd possa erodere il 5% del loro business nel 2015. Amazon ha stimato in 1.300 mln l’impatto negativo imputabile al tasso di cambio. Il dollaro è l’argomento utilizzato da Google per giustificare il rallentamento della crescita: escludendo l’effetto cambio, la crescita dei risultati nel primo trimestre non si sarebbe fermata al 12% ma si sarebbe spinta fino al 17%.

Ma i problemi delle multinazionali usa non dipendono solo ed esclusivamente dall’evoluzione del cambio euro/Usd. General Motors ha recentemente calcolato che le fluttuazioni valutarie e il trend di rafforzamento dell’usd rispetto alla sterlina, al real, al won e al bolivar, comporteranno un taglio degli utili per 1.800 mln su un fatturato totale di 35,7 mld.

Il rafforzamento della divisa Usa peserà anche su McDonalds e Harley Davidson, che vivono una fase di difficoltà a causa della caduta della domanda. Lo stesso ragionamento vale per DuPont e 3M. leggermente meglio va a colossi industriali del calibro di Honeywell International, United Technologies e Boeing, che almeno possono compensare l’effetto negativo del cambio con il minore costo delle materie prime e dell’energia.

In alcuni casi specifici (Caterpillar e John Deere), l’effetto combinato del cambio e della riduzione dei prezzi delle materie prime sarà molto negativa.

La situazione vissuta dalle multinazionali Usa non è nuova e neanche inattesa. L’evoluzione del tasso di cambio è un’arma a doppio taglio. Da un lato, l’apprezzamento dell’usd è positivo perché significa che le cose vanno meglio per l’economia del paese. Per altro verso, penalizza le imprese le costringe a ridurre i paini d’investimento. La soluzione è nota: rivedere i prezzi al rialzo, apportare aumenti di produttività e ridurre i costi.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.