a cura di Pinuccia Parini

Quest’anno è il decennale della pubblicazione di “Made in China 2025”, il piano del governo di Pechino nato per rafforzare e rinnovare la base produttiva cinese, sviluppando rapidamente 10 industrie ad alta tecnologia. Nello specifico, i settori menzionati erano: le auto elettriche e altri veicoli a nuova energia, le tecnologie informatiche e le telecomunicazioni di nuova generazione, la robotica avanzata e l’intelligenza artificiale, la tecnologia agricola, l’ingegneria aerospaziale, i nuovi materiali sintetici, le apparecchiature elettriche avanzate, la biomedicina emergente, le infrastrutture ferroviarie di alto livello e l’ingegneria marittima. L’obiettivo finale della leadership di Pechino era di rendere la nazione indipendente dalla tecnologia straniera e, contestualmente, fare assurgere la propria. 

L’iniziativa traeva ispirazione dal piano tedesco “Industria 4.0”, discusso per la prima volta nel 2011 e poi adottato nel 2013, la cui finalità era di perseguire la produzione intelligente attraverso l’applicazione di strumenti informatici ad hoc. Ma l’impegno cinese, a differenza di quello teutonico, è stato molto più vasto, viste anche le condizioni di partenza dell’economia del Dragone. L’obiettivo della classe politica era di creare un nuovo percorso in cui la nazione, sino allora conosciuta come “la fabbrica del mondo”, potesse elevarsi a un nuovo ruolo, pronta a competere a pari livello con le maggiori economie industrializzate. 

UN PIANO DETTAGLIATO

È un anniversario che arriva in un momento cruciale del panorama internazionale, indipendentemente dalla lettura che si possa dare dei potenziali sviluppi futuri. La nuova amministrazione americana sta di fatto non solo ridisegnando i rapporti tra i diversi paesi, ma sta anche scardinando il consolidato modo di fare politica e di intessere relazioni. Nel precedente mandato, Trump aveva assunto una posizione molto rigida nei confronti della Cina, che è proseguita sotto l’amministrazione Biden. Riflettere sui risultati raggiunti dal piano decennale cinese può aiutare a comprendere meglio la situazione attuale e, probabilmente, offrire un chiaro quadro della determinazione che il Paese si è dato per giocare un ruolo da protagonista sullo scacchiere globale. 

I dettagli di “Made in China 2025”, a suo tempo, vennero illustrati in decine di documenti ufficiali, con l’identificazione dei settori che necessitavano di un aiuto da parte del governo, presentati da un comitato di ingegneri cinesi all’interno di un “libro verde”. Ciò che è interessante sottolineare è che gli obiettivi venivano quantificati attraverso parametri statistici. 

INVESTIMENTI CONSISTENTI

Uno studio fatto dal centro ricerche Csis ha rilevato che la Cina, nel periodo 2017-2019, ha speso una cifra enorme per la sua politica industriale, pari ad almeno l’1,73% del Pil nel 2019, anche se i sussidi alle aziende private non quotate, i fondi di orientamento governativi e i debiti netti delle imprese statali darebbero luogo a stime aggregate più grandi. La Cina, sempre secondo questa analisi, avrebbe speso molto di più per sostenere le sue industrie rispetto a Brasile, Francia, Germania, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti. «Da una prospettiva storica, l’approccio della Cina alla politica industriale è eccezionale, poiché Pechino sta sostenendo o aumentando la politica industriale verticale a un livello di sviluppo in cui altre economie hanno fatto marcia indietro».1

L’INNOVAZIONE VERDE 

Uno studio dell’Asian Develompent Bank2 sostiene che “Made in China 2025”,  sia una delle politiche industriali più emblematiche del governo cinese, che «mira a guidare l’innovazione, la trasformazione e l’ammodernamento nel settore manifatturiero della Repubblica Popolare cinese, spingendolo infine ai vertici della catena del valore globale. Una componente chiave di questa politica è l’integrazione dell’innovazione verde. “Made in China 2025” promuove attivamente l’innovazione green e sostenibile nella produzione, nella tecnologia e nella gestione fornendo supporto politico e guida alle imprese». 

I diversi test effettuati da questa ricerca dimostrerebbero l’impatto positivo del piano. Tuttavia, «le differenze di posizione e il grado di inquinamento delle imprese mostrano effetti asimmetrici sulle loro prestazioni di innovazione verde. In particolare, le aziende situate nella parte orientale del Paese e quelle con livelli di inquinamento più bassi sono influenzate in modo più significativo dall’impatto positivo della politica industriale “Made in China 2025”». 

Infine, lo studio suggerisce che «la riduzione dei vincoli di finanziamento aziendale, il miglioramento della trasformazione digitale delle società e l’aumento della commercializzazione regionale possono regolare positivamente la promozione dell’innovazione verde facilitata dalla politica industriale adottata».

I RISULTATI

È molto complesso fare un bilancio di “Made in China 2025”, anche perché non sempre i dati a disposizione sono di facile lettura; tuttavia, la sensazione è che una buona quantità di obiettivi sia stata raggiunta. La Cina era già il più grande produttore al mondo nel 2015, con il 26% del valore aggiunto globale nel settore manifatturiero, percentuale salita al 29% nel 2023. Se poi si prendono in considerazioni settori quali i veicoli elettrici, i pannelli solari e le batterie, i risultati ottenuti sono decisamente sorprendenti. 

Secondo la società di dati e analisi Wood Mackanzie3, la domanda di veicoli elettrici (Ev) e batterie ha registrato una forte crescita globale nel 2024, con la Cina che è diventata leader con vendite di Ev pari a circa il doppio di quelle del resto del mondo. La Repubblica Popolare ha rappresentato circa due terzi del fatturato di veicoli elettrici nel 2024 con un tasso di penetrazione del 48%. Il governo ha fatto la sua parte con l’aggiornamento delle attrezzature e sussidi per la permuta offerti da marzo 2024. Nel 2025, il programma di sussidi è atteso in espansione per altri 11 miliardi di dollari.

Uno dei tanti punti di forza dell’industria cinese dei veicoli elettrici è la sua solida catena di fornitura delle batterie. Secondo quanto riportato dal Financial Times, le previsioni di alcune banche di investimento e centri di ricerca suggeriscono che l’obiettivo ufficiale di Pechino, fissato nel 2020, di rappresentare il 50% delle vendite di auto entro il 2035, è stato raggiunto con 10 anni di anticipo. Le attese per il 2025 sono di 12,5 milioni di veicoli, inclusi i plug-in. Mentre nel 2015 il Dragone produceva il 65% dell’intera produzione mondiale dei pannelli solari e il 47% delle batterie, quest’anno questi valori dovrebbero assestarsi rispettivamente al 90% e al 70%. 

Lindsay Gorman, managing director of the German Marshall Fund’s technology program, ritiene che ora la Repubblica Popolare abbia raggiunto molti obiettivi tecnologici presenti in “Made in China 2025”. Oltre ai dati elencati, si conta un record di 3,5 milioni di stazioni base 5G per implementare progetti di internet industriale in tutto il mondo. «Nel campo della biotecnologia, sussidi, incentivi e partnership fanno rapidi passi avanti. Tra il 2017 e il 2022, gli studi clinici sono raddoppiati e l’enfasi sulla raccolta di dati biometrici in massa ha fatto sì che la Cina attualmente detenga più dati di sequenziamento genetico sugli americani rispetto agli stessi Stati Uniti». 4

QUALCHE DELUSIONE

Ma c’è anche qualche obiettivo che non ha conosciuto un simile successo, come il settore dei semiconduttori.  Anche in questo campo, l’impegno governativo è stato notevole, con la nascita di migliaia di aziende. Forse è stata proprio l’elevata frammentazione a non permettere il conseguimento di risultati stellari. Oltre al fallimento di alcune iniziative di rilievo come l’Hongxin Semiconductor Industrial Park, azienda fondata alla fine del 2017 con un investimento pianificato di 18,5 miliardi di dollari e destinata a diventare uno dei produttori cinesi più avanzati nel settore, ci sono stati anche fenomeni di presunta corruzione. Ma alcuni motivi per cui il comparto dei semiconduttori ha in parte deluso le promesse sono stati l’accesso limitato alla tecnologia estera e gli ostacoli significativi nell’acquisizione di chip, macchinari e tecnologie avanzate, a causa delle limitazioni imposte da Washington. A ogni modo, vista l’importanza strategica del settore e anche i recenti eventi, è estremamente difficile fare una valutazione oggettiva dello stato di salute del settore. Non è quindi escluso che un’accelerazione nella chiusura del gap tra aziende cinesi e americane sia in atto.

CONCLUSIONI

Negli anni, Pechino ha evitato di fare riferimenti diretti a “Made in China 2025”, viste le reazioni negative alla sua pubblicazione, soprattutto da parte degli Stati Uniti, ma anche dell’Europa. Alcuni obiettivi del piano sono stati raggiunti. Ora, però, ci sono diversi risultati tangibili con cui fare i conti e che spiegano le politiche commerciali, in primis degli Stati Uniti, che sfumano sempre più in questioni di sicurezza nazionale.

1.https://www.csis.org/analysis/red-ink-estimating-chinese-industrial-policy-spending-comparative-perspective)

2.https://www.adb.org/publications/impact-of-made-in-china-2025-industrial-strategy-on-firms-green-innovation-a-quasi-natural-experiment

3.https://www.woodmac.com/market-insights/topics/electric-vehicles/

4. https://www.gmfus.org/news/technology-race

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