Marocco, una porta di ingresso per l’Europa

a cura di Mark William Lowe

Il Marocco sta per diventare un’importante base di esportazione per le multinazionali che desiderano entrare in Europa? La questione è già in parte risolta e uno dei principali fattori che determinano l’attrattività del paese per gli investitori stranieri è un accordo siglato nel 2000, in base al quale il Marocco e l’Unione Europea hanno in gran parte abolito i dazi doganali. Anche se questa vantaggiosa intesa è in vigore da quasi due decenni, solo di recente l’industria automobilistica e quella aeronautica si sono rese conto dei vantaggi che potrebbero ricavare.

OBIETTIVO REGNO UNITO

Poiché il paese lavora per diventare una base di esportazione verso l’Europa, non diversamente da quanto succede per il Messico nei confronti degli Stati Uniti, l’auto e l’aerospazio stanno rapidamente espandendo la loro presenza in Marocco. Non a caso la giapponese Sumitomo Corporation è convinta che questa area sarà un polo produttivo alternativo nel mondo post-Brexit e sta lavorando con la Tanger Med special agency (Tmsa) per incoraggiare l’arrivo di maggiori investimenti nelle zone economiche speciali.

Un obiettivo specifico è proprio attrarre produttori che operano in Gran Bretagna, che potrebbe perdere un certo numero di esenzioni tariffarie se dovesse lasciare l’Ue senza concordare condizioni precise. La maggior parte degli analisti ritiene infatti che sarà imposta una tassa del 10% sulle automobili esportate verso il continente. È improbabile che la Brexit si concluda senza problemi e il Regno Unito dovrà negoziare nuovi accordi commerciali con l’Unione Europea dopo il periodo transitorio che terminerà alla fine del 2020.

PRESENZA GIAPPONESE

Tenendo conto di ciò, il primo obiettivo di Sumitomo è attirare società giapponesi che esportano in Europa e in particolare quelle che producono componenti per l’industria automobilistica. Imprese del Sol Levante come Sumitomo Wiring Systems hanno già stabilito una presenza in Marocco: da oltre un decennio l’azienda realizza cablaggi e altre apparecchiature per veicoli in questa nazione nordafricana che si trova in una posizione strategica. Anche se finora solo poche altre aziende nipponiche hanno seguito il loro esempio, altre, come Mitsui e Kasai Kogyo, hanno già dichiarato che inizieranno a produrre parti di serrature e componenti interni per auto in Marocco nel corso del 2020.

Un altro produttore di ricambi per l’industria automotive, Jtekt, ha in programma di entrare nel paese e realizzare sistemi di servosterzo elettrico prima della fine del 2019, mentre la società cinese di veicoli elettrici Byd ha annunciato piani per la costruzione di auto elettriche in Marocco.

Ma se la maggior parte delle aziende asiatiche è ancora in fase di progettazione, la francese Renault produce già oggi oltre 400 mila veicoli all’anno nelle sue sedi di Tangeri e Casablanca. Anche Psa, la multinazionale francese che detiene i marchi Peugeot, Citroën e Opel, ha stabilimenti in Marocco. Il suo impianto nella città di Kenitra, che ha già una capacità produttiva annua di 100 mila veicoli,  raddoppierà il numero di auto costruite entro il 2023. 

AERONAUTICA IN PRIMIS

Nell’industria aeronautica, da quando il colosso americano Boeing ha iniziato a produrre parti di aerei in Marocco, si è registrato un afflusso di aziende straniere, al punto che questo polo è ormai considerato il 15° a livello mondiale in termini di attrattività degli investimenti per l’industria aeronautica internazionale. Già nel suo terzo anno, il progetto Boeing ecosystem mira a fare partire un ecosistema manifatturiero che creerà quasi 9 mila  posti di lavoro tra i 120 fornitori di Boeing che dovrebbero insediarsi nel Regno guidato da Mohammed VI. Oltre alla società americana, altri giganti mondiali dell’industria aeronautica come Bombardier, Latisma, Alcoa e Stelia (una filiale di Airbus) hanno investito in Marocco.

Un ambiente stabile

A differenza di alcuni altri paesi della regione, il Marocco è riuscito a evitare un calo degli investimenti esteri dopo la crisi finanziaria globale e le rivolte della primavera araba del 2011. I capitali provenienti dal Sol Levante sono saliti a 17,8 miliardi di yen (163 milioni di dollari) nel 2018 da meno di un miliardo di yen dell’anno precedente.

Infatti, gli investimenti diretti esteri continuano a crescere grazie alla stabilità politica, alla diversificazione economica, alla creazione di zone economiche speciali e alla promozione del paese come base di esportazione per l’Europa, il Medio oriente e l’Africa. A soli 14 chilometri di distanza dal continente europeo attraverso lo Stretto di Gibilterra, le merci possono essere spedite da Tangeri e raggiungere le destinazioni nel Vecchio continente in pochi giorni. Entro il 2020 il porto principale di Tangeri dovrebbe raggiungere una capacità annuale di container marittimi che lo renderà il più grande scalo dell’Africa e uno dei leader nel Mediterraneo.

Non solo il Paese ha raggiunto una notevole crescita economica nell’ultimo decennio, ma il debito pubblico rimane sostenibile e si prevede persino un calo nel medio termine. Sebbene la crescita reale del Pil nel 2018 sia calcolata al 3,1%, contro il 4,1% del 2017, e le previsioni per il 2019 indichino un ulteriore rallentamento, gli analisti prevedono che l’espansione nel 2020 sarà almeno del 4%.   

Roma e Rabat

L’Italia è già uno dei principali partner commerciali del Marocco, ma un nuovo accordo firmato all’inizio di novembre rafforzerà le relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due paesi. La nuova intesa mira a creare meccanismi per facilitare la cooperazione in settori di reciproco interesse (energetico, marittimo, industriale). Tra gli altri obiettivi del documento siglato dal ministro degli esteri marocchino Nasser Bourita e dal suo omologo italiano, Luigi Di Maio, vi sono la creazione di partenariati per la risoluzione pacifica delle controversie e dei conflitti regionali e la promozione di una maggiore cooperazione tra le nazioni africane e mediterranee. 

Bene, ma non benissimo

Nonostante gli ammirevoli progressi del Marocco, sull’indice Ease of doing business, rimane ancora la questione della crescita economica. La Banca Mondiale ritiene che l’incremento del 2019 sarà di circa il 2,8% e quindi notevolmente inferiore al 6% o 7% necessario per ridurre la disoccupazione. Mentre i punti forti del paese restano la stabilità politica, scelte economiche sane e buone riforme, è necessario che le considerazioni della Banca Mondiale in materia di crescita economica siano affrontate se si vuole creare un numero sufficiente di posti di lavoro per le migliaia di persone che ogni anno sono in cerca di prima occupazione. Sono inoltre necessarie riforme del sistema fiscale per combattere le disparità tra le classi e tra le regioni. Il mantenimento della stabilità sociale è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Marocco.

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