Mercati confusi

Non vi e’ dubbio che il meeting del FOMC abbia rappresentato un evento di rottura rispetto a una certa linearita’ che i mercati conservavano da settimane (mesi in taluni casi)

Con il doppio binario che percorrevamo di forza di dollaro americano e di mercato azionario ai quali facevano da corollario gli andamenti di obbligazionario (nella misura del Bund) e delle materie prime (oro e petrolio) rispettivamente rialzista e ribassista. Riaprendo i grafici tutte le mattine, in ultimo oggi, ci troviamo invece all’interno di un contesto profondamente contaminato rispetto a queste premesse: il dollaro ha ritracciato nella maniera più significativa dopo mesi, l’azionario risulta molto sotto pressione sebbene sul fronte europeo rimanga sostenuto, il Bund conserva vigore ma è in una fase piuttosto erratica, mentre le materie prime ci mostrano quotazioni al rialzo.

Non torniamo evidentemente su quanto comunicato dal FOMC e spiegato dal Governatore Yellen visto che ampiamente ne abbiamo dibattuto nei giorni scorsi, ma ci limitiamo ad osservare come le carte in tavola siano ora sparigliate e come, da un punto di vista operativo, sia opportuno dismettere ragionamenti di natura correlativa e focalizzarsi in maniera esclusiva sulle caratteristiche tecniche (i grafici) di ciascun strumento finanziario che andiamo ad analizzare ed eventualmente a negoziare. Sul fronte valutario l’attore principale, il dollaro americano, vive una fase di ritracciamento che appare ancora pronunciata ma ripropone un tema di verosimile avversione al rischio dal momento che lo stesso è stato nelle ultime ore venduto con veemenza nei confronti dello yen in relazione agli accadimenti in Medio Oriente ed alle vendita di azionario (S&P500 prima e Nikkei poi).

Nel contempo il greenback si mostra in sofferenza nei riguardi di euro, sterlina e dollaro canadese – legato quest’ultimo agli sviluppi del prezzo del greggio di cui faremo cenno a breve – ma guadagna terreno rispetto ai dollari australiano e neozelandese, dimostrando dunque come possa rivelarsi sterile oltre che potenzialmente dannoso ragionare seguendo meccanismi correlativi che al momento non possiamo ritenere robusti. Per quanto concerne il cambio principe, l’eurodollaro, i tentativi di discesa rispetto a questa importante correzione rialzista appaiono piuttosto inefficaci ma ancora una volta ascriviamo al superamento proprio dei massimi di settimana scorsa a 1,1040 la possibilità di osservare salite decisive verso area 1,1200 ed 1,1250. E’ verosimile dunque che l’euro possa consolidare a tali livelli – pur ragionando per macrostep, laddove tali livelli se superati ci farebbero rivedere anche area 1,14 – pur non modificando il suo più ampio quadro strutturale dal momento che difficilmente i dati macro potranno portare benefici evidenti alla moneta unica in un contesto di completa chiarezza e definizione della politica monetaria della BCE e della sua forward guidance.

In secondo luogo, pur avendo assistito a copiosi flussi di capitale in entrata verso l’area euro ed è sufficiente visionare le quotazioni dei listini per attestarlo in un secondo, va pur detto che gli investitori stanno verosimilmente coprendo tali posizioni proseguendo comunque con vendite di moneta unica. Inoltre tiene banco l’incertezza legata alla questione greca e l’effetto domino sul tema dei debiti sovrani e ben lungi dallo scacciare via possibilità di contagio. Questi punti sintetici per dire come in ottica multiday sia prematuro assumere posizioni di inversione dei macrotrend sviluppatisi negli ultimi mesi, pur mantenendo elasticità operativa nell’implementare posizioni ad essi contrari nell’ambito di quadri tecnici che siano però precisi”; caratteristica quest’ultima che, ahimè, non possiamo di certo riscontrare in una giornata come quella di ieri. Giornata caratterizzata dal tonfo dei listini di oltreoceano ai quali si accodano questa volta verosimilmente quelli europei, in quella che appare una forte ondata di risk off legata ai tristi accadimenti in Yemen in cui è iniziata una vera e proprio guerra di rovesciamento del regime da parte dei ribelli houthi. Evento, questo, che sta portando ad ampi apprezzamenti del prezzo del petrolio che ha messo a segno importanti balzi in avanti e che si avvicina alle resistenze significative di medio periodo: il WTI si è infatti portato su massimi a 52 dollari al barile, non lontano dunque dai fatidici livelli di 54. Occorrerà dunque monitorarlo con grande attenzione, così come le Borse che potrebbero essere ancora estremamente pesanti durante la giornata di oggi.