Mercati di Frontiera, una luce nell’ombra degli EM

A cura di Rocki Gialanella

Nel biennio 2013-2014, l’indice MSCI Frontier Markets ha ottenuto una performance del 24,2% rispetto alla perdita del 12% accusata dall’indice MSCI Bric

Con il biglietto verde che mostra i muscoli dopo una lunga fase di debolezza (voluta fortemente dall’Esecutivo e dalle autorità monetarie statunitensi) e il prezzo delle materie prime e del petrolio in fase discendente, se qualcuno si azzarda a sostenere che le migliori opportunità d’investimento si trovano nei mercati emergenti corre il rischio di essere considerato un incosciente o qualcosa di ancora peggiore. In generale, il momento vissuto dagli emerging markets non è dei migliori. Quando si parla di investimenti negli EM, solitamente il pensiero corre a Brasile, Russia, India e Cina??ed è vero che questi paesi non attraversano un momento favorevole.

Tuttavia, anche in questo segmento i migliori risultati potrebbero essere ottenuti da coloro che sono capaci di guardare oltre. Il riferimento va ad un gruppo di emergenti che devono ancora compiere molti sforzi per arrivare al livello dei big del segmento. Questo nutrito gruppo è costituito dai ‘mercati di frontiera’, paesi caratterizzati da abbondanti risorse naturali, bassi costi di produzione, popolazione molto giovane e un mercato dei capitali ancora in fase embrionale che ha mostrato un basso livello di correlazione con quelli dei paesi industrializzati e con i Brics.

L’indice MSCI Frontier Markets ha battuto l’MSCI BRIC nel 2013 e nel 2014 e punta ad ottenere un risultato simile nel 2015. Il rendimento cumulato dell’ MSCI Frontier Markets nel biennio 2013-2014 è stato del 24,2%. Nello stesso periodo, l’ MSCI BRIC ha accusato una perdita del 12,2%.

Alcuni catalizzatori -anche di natura difensiva- giustificano quest’ascesa. Tra i fattori aventi valenza difensiva troviamo l’uscita dall’indice delle Borse degli Emirati Arabi e del Qatar, cosa che ha consentito all’indice di ridurre l’esposizione ai saliscendi delle quotazioni del petrolio. Paesi come il Bangladesh hanno sperimentato un miglioramento della fiducia nell’azione del Governo in carica. Altri come Kenya, Sri Lanka e Vietnam offrono solidi esempi di crescita continua del Pil. Marocco e Kuwait sono state in grado di registrare risultati positivi anche nel bel mezzo della crisi economico-finanziaria internazionale.

In tutti i casi, vale la pena ricordare come l’insieme di questi mercati non sia immune a ciò che avviene in un mondo sempre più globalizzato. Per questo motivo, ci sono due ragioni che possono generare dubbi sulla capacità di offrire buoni rendimenti agli investitori: il continuo rafforzamento dell’Usd e la debolezza del prezzo di numerose materie prime (fatta eccezione per il petrolio perché il 45% della capitalizzazione dell’indice è costituita da mercati inclusi nell’indice sono importatori netti di petrolio e quindi beneficeranno della debolezza dei prezzi del barile).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.