Mercati emergenti, Asia meglio di America Latina e Area Emea

Il contributo di Sean Taylor, Cio APAC di Deutsche Asset Management, all’inchiesta di Fondi&Sicav sui Paesi emergenti

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La maggior parte degli esperti ritiene che numerosi Paesi emergenti siano attualmente in grado di reggere meglio a potenziali shock. Condivide o no questa view? Per quali ragioni?

Riteniamo che i Paesi emergenti siano in media più capaci di far fronte a potenziali shock. In particolare, se guardiamo il “taper tantrum” del maggio 2013, molte aree emergenti che hanno sofferto in quel periodo, in particolare attraverso la debolezza della valuta, hanno adottato misure per diventare più solide.

Gli esempi sono l’Indonesia con la nuova politica della Banca centrale che si concentra sull’iniezione di liquidità sul mercato onshore, fermandola su quello offshore e mettendo a disposizione oltre 25 miliardi di dollari come condono fiscale dando un grande cuscinetto alle riserve valutarie.

L’India dal 2013 ha apportato modifiche strutturali dalla riduzione dell’inflazione e alla stabilizzazione della valuta e ha anche aumentato le riserve dagli indiani espatriati.

Anche il Brasile ha migliorato il proprio bilancio di Stato con un minore disallineamento valutario e una maggiore corrispondenza di duration, mentre l’inflazione si è drasticamente ridotta traducendosi in tassi di interesse più bassi.

I disavanzi delle partite correnti dei mercati emergenti dal 2013 sono diventati più equilibrati, sebbene siano dall’anno scorso in lieve aumento. L’Asia dovrebbe essere più protetta da condizioni finanziarie sfavorevoli. Per l’Asia le dinamiche di crescita restano forti beneficiando dell’aumento degli investimenti degli Stati Uniti e dell’aumento della domanda di beni capitali e tecnologici. Anche le valute supportano l’outlook, sebbene possano essere volatili in Paesi come il Sudafrica, la Turchia, il Brasile e il Messico. La maggior parte dei Paesi è in grado di reagire anche agli shock esterni (inflazione moderata e sani bilanci fiscali).

Crediamo che le azioni dei mercati emergenti possano nel medio termine sovraperformare rispetto all’azionario non emergente principalmente per cinque ragioni: 1) I dati macroeconomici restano favorevoli 2) I guadagni di crescita sembrano realizzabili 3) Le quotazioni restano interessanti rispetto ai mercati sviluppati 4) I flussi continuano a supportare mercati emergenti e recentemente abbiamo visto flussi più importanti 5) Gli investitori locali hanno più fiducia nei propri mercati.

A vostro avviso quali sono i mercati azionari emergenti da preferire nell’attuale scenario di mercato permeato da un dollaro debole e da aspettative di rialzi dei tassi d’interesse?

Nell’ambito delle azioni, preferiamo l’Asia rispetto all’America Latina e ai Paesi emergenti dell’area Emea sulla base di una crescita economica e degli utili più ampia, così come dei rendimenti. Inoltre, anche le riforme in corso, una crescita di maggiore qualità, la riduzione della leva finanziaria e della corruzione condotta dai nuovi leader politici. Per quanto riguarda i mercati asiatici, preferiamo la Cina e l’India. In America Latina preferiamo il Brasile e l’Argentina mentre nell’area Emea la Russia.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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