Mercati emergenti, investitori devono cercare società profittevoli

Sammy Suzuki, portfolio manager for EM Strategic Core di AllianceBernstein risponde alle domande di Fondi&Sicav su mercati emergenti e prospettive

Suzuki, AllianceBernstein
“L’oculata scelta dei titoli rimane una valida scelta”, commenta Suzuki, AllianceBernstein

La crisi turca sembra aver reso più disomogeneo il quadro d’insieme dei mercati emergenti. A vostro giudizio, quali sono gli emergenti che conservano buone potenzialità in base alla solidità dei fondamentali?

Gli investitori in azioni di mercati emergenti hanno risentito molto dell’escalation della crisi in Turchia. Uno sguardo più attento all’interno del benchmark, tuttavia, suggerisce che nell’intera area dei Paesi in via di sviluppo non tutto è perduto. L’indice Msci Emerging Market ha perso il 30% al 30 agosto. La crisi della valuta turca, seguita da quella del peso argentino, ha diffuso la paura di un contagio. La nostra ricerca mostra però che oltre l’80% dell’indice è composto da Paesi con bilancio delle partite correnti positivo, includendo gli investimenti stranieri diretti (Foreign Direct Investment – Fdi). Abbiamo aggiunto il fattore Fdi in quanto tende a fare da collante anche in caso di problemi per il Paese. I Paesi, poi, reagiscono in maniera diversa ai trambusti in Turchia. Durante 15 sell-off per i mercati emergenti negli ultimi dieci anni, alcuni Paesi come Malesia e Filippine hanno sofferto molto meno di quanto fatto dal benchmark nel suo complesso. Altri, come Brasile e Russia, hanno registrato un downside capture ratio oltre il 100%.

Gli aspetti macroeconomici sono un importante fattore di rischio nell’area emergente poiché le crisi valutarie vanno a riflettersi solitamente su tutte le asset class. Di conseguenza, anche i titoli più forti ne risentono. Dall’altro lato, un outlook macro positivo non dovrebbe guidare le scelte di portafoglio. E’ consigliabile cercare società in regioni stabili che abbiano business solidi, bilanci in salute e un outlook che supporti potenziali ritorni azionari. Thailandia e Taiwan, ad esempio, hanno fondamentali solidi e un’industria bancaria stabile. Le catene di convenience store come Cpall e President Chain (entrambe legate a Seven Eleven) stanno resistendo all’e-commerce, mentre in India è interessante l’industria di servizi It.

Ritenete che in qualcuno dei Paesi emergenti più in difficoltà (Turchia, Argentina etc) ci siano delle opportunità d’investimento derivanti da un’eccessiva penalizzazione delle quotazioni azionarie?

Quando le paure sul lato macroeconomico dominano il sentiment dei mercati, l’oculata scelta dei titoli rimane una valida scelta. Gli investitori in mercati emergenti dovrebbero sempre cercare società profittevoli che stanno ben impegnando il proprio capitale. In questi giorni, molti titoli stanno scambiando a valutazioni attraenti, offrendo un ritorno potenziale maggiore nel caso di un rimbalzo del comparto.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.