Mercati Emergenti, nessuna bolla per obbligazionario corporate

I venti contrari hanno iniziato a perdere vigore, come testimoniato dai recenti dati sugli afflussi. Samy Muaddi, EM Corporate Bond Portfolio Manager di T.Rowe Price

Il mercato dei corporate bond esteri dei Mercati Emergenti ha raddoppiato le proprie dimensioni negli ultimi 5 anni fino a quasi 2.000 miliardi di dollari e ora è superiore al mercato statunitense del debito high yield e al più tradizionale mercato dei titoli di Stato in valuta forte. Molti investitori sono preoccupati per una così rapida crescita e si chiedono se siamo nel mezzo di una bolla. Noi crediamo di no.
Riteniamo di essere nelle primissime fasi di crescita di un’asset class che diverrà un tema destinato a rimanere all’attenzione negli anni a venire. Da una prospettiva più ampia, il mercato dei corporate bond degli Emergenti in valuta statunitense, la tipologia prevalente delle emissioni, conta ancora per meno del 10% degli oltre 30mila miliardi di dollari di credito totale. Vediamo molto spazio per un’ulteriore crescita delle opportunità possibili, considerata la vasta gamma di società del panorama dei Mercati Emergenti.
Circa il 70% delle emissioni corporate sono investment grade, segno di solidità dei bilanci.
Il mercato corporate degli Emergenti ha un importante potenziale di rendimento per gli investitori disposti ad assumersi rischi tipici di un mercato poco consolidato, offrendo un ritorno medio del 6% e una duration media di circa 5 anni. Le valutazioni assolute sono attraenti in un quadro di tassi bassi, ma anche il valore relativo è molto allettante se comparato sia con il debito corporate investment grade sia con l’high yield.
Ci sono segnali che gli investitori globali, che sono sottopesati sul mercato del debito degli Emergenti, stanno iniziando a tornare, mentre i venti contrari hanno iniziato a perdere intensità, come testimoniato dai recenti dati sugli afflussi. I rischi politici sono diminuiti nell’ultimo anno: la maggior parte delle elezioni svoltesi nel 2014 hanno portato all’insediamento di nuovi Governi, intenzionati ad adottare riforme maggiormente rivolte al mercato. Le valute locali hanno inoltre raggiunto livelli più competitivi, il che potrebbe stimolare la crescita economica. E le valutazioni sono attraenti rispetto a quelle dei mercati del debito dei Paesi sviluppati. Queste tendenze, insieme alla forza dell’espansione di una classe media con crescente potere d’acquisto, probabilmente sosterranno la continua crescita del debito corporate degli Emergenti negli anni futuri.
Con la probabile ripartenza dell’attività economica, le società avranno bisogno di raccogliere capitale per finanziare la fase espansiva. Infatti, la crescita del mercato del debito corporate degli Emergenti è stata guidata soprattutto da imprese a caccia di finanziamenti a lungo termine piuttosto che di un aumento della leva finanziaria. Le banche dei Mercati Emergenti tendono ad offrire prestiti a breve termine a causa dell’inflazione tradizionalmente elevata, mentre il mercato dei bond esteri offre durate medie di sette anni. Le società stanno perciò emettendo obbligazioni per migliorare la propria struttura del capitale e finanziare le spese in conto capitale di lungo termine.
Sebbene i rating dei Mercati Emergenti siano su una traiettoria rialzista di lungo termine, vedremo probabilmente un mondo più sbilanciato, con minor correlazione e risultati più divergenti. Recentemente, la pressione dei declassamenti è cresciuta, legata principalmente alle tensioni sugli Stati sovrani”; c’è e continuerà ad esserci una grande attività sui rating. Dal momento che le tendenze del credito divergeranno, gli investitori avranno necessariamente bisogno di differenziare tra società, tra settori e tra Paesi.
I Mercati Emergenti possiedono molte caratteristiche attraenti, incluse una buona qualità del credito, potenziale diversificazione, e tassi di interesse allettanti se confrontati con quelli dei Mercati Sviluppati. Siamo incoraggiati dai fondamentali positivi di lungo periodo, che dovrebbero sostenere l’afflusso di fondi, con gli investitori globali che devono affrontare il problema di essere sotto-investiti sui Mercati Emergenti. La maggior parte di queste nazioni ha posizioni finanziarie solide, ampie riserve di valuta, e politiche di cambio più flessibili rispetto a quanto accadeva una decina di anni fa.  Tutto ciò, oltre alla prospettiva di una ripresa economica dopo un lungo periodo di sottoperformance, supportata dalle riforme e dalla crescita della classe media con un potere d’acquisto in aumento, è positivo per l’attività del settore privato in questi Paesi.