Mercati Emergenti, un mercato in progressivo recupero

Commento di Damien Buchet Head of Emerging Markets Fixed Income AXA IM

I fondamentali nei mercati emergenti rimangono stabili. Il mercato si è abituato a convivere con svariati rischi collegati a possibili eventi creditizi, mentre la liquidità e l’appetito per il rischio lentamente stanno ritornando. Gli investitori in fondi Emerging Markets stanno tornando nell’asset class dopo l’inizio nello scorso mese del programma di QE della BCE.

Il petrolio è rimbalzato dai minimi storici, vista l’accelerazione dei futuri tagli alla produzione combinata con una situazione di “contango” mai vista prima nel mercato.

I futures sul Brent significativamente superiori ai prezzi spot hanno migliorato il sentiment del mercato ed attirato investitori dalla fine di gennaio. Ci attendiamo che il Brent lentamente ritorni verso la seconda metà del 2015 ad una media di 70-75$ per barile. Dovremmo rimanere tra 55$ e 65$ nei prossimi tre mesi, ma ciò non sarà sufficiente a far tornare timori inflazionistici nei mercati emergenti. È nostra opinione che questo rappresenti un buon equilibrio tra gli attesi benefici in termini di crescita per i paesi importatori in Asia, Europa Centrale o Turchia e la rimozione del pericolo di pressioni estreme sugli esportatori di petrolio, la maggior parte dei quali hanno già visto un significativo aggiustamento del valore della loro valuta. Situazioni particolari quali Petrobras, per il quale si parla attualmente di $55 miliardi di debiti, devono inoltre essere considerate. Il recente downgrade della società a high yield, così come movimenti simili per varie società chiave in Russia, dovrebbero mantenere nel breve un tetto tecnico su questi titoli, e la reazione degli investitori ‘buy and hold’ su investment grade a questi cambiamenti di rating dovrà essere monitorata nelle prossime settimane.

La storia di Petrobras seguirà il ritmo delle varie scadenze legate alla pubblicazione del loro bilancio 2014″; la prossima data chiave sarà il 30 aprile. Dobbiamo anche riconoscere che, come già visto con altri casi di ‘fallen angels’, la peggiore performance dello spread tende ad essere registrata subito prima di un downgrade ad high yield. Petrobras fino ad oggi non è un’eccezione, avendo visto un significativo scostamento dopo l’annuncio. Crediamo che le voci sul bilancio e sul deterioramento della qualità del credito non giustifichino valorizzazioni così basse. La cancellazione del debito non dovrebbe superare i $20 miliardi e non sarà così dannosa per i detentori di obbligazioni.

In terzo luogo, la Russia ha recentemente passato un periodo difficile, ma il rublo si è stabilizzato per il momento ed i premi al rischio per i titoli della regione si sono spostati in basso a seguito del recente rialzo del prezzo del petrolio e dopo la tregua in Ucraina. Il paese sta registrando un rimpatrio dei capitali esteri, che spiega il calo del debito verso l’estero ed una posizione ancora confortevole in termini di riserve. Tutto ciò ha spinto il paese verso il recupero nonostante le difficoltà nel breve dovute alla recessione e l’inflazione. Continuiamo a detenere posizioni nel paese selettive focalizzate su emittenti governativi o quasi-governativi. In totale, la nostra esposizione alla Russia è 8,22%, con posizioni estremamente basse in titoli bancari russi, tutti con scadenza nel 2015. Bisogna essere pazienti in questo periodo di graduale recupero, dopo quanto visto in Russia, Petrobras ed il crollo del prezzo del petrolio, ma gli investimenti in obbligazioni emergenti devono essere considerati prima della totale risoluzione di tutte queste incertezze, per realizzare il potenziale di rendimento viste le attuali valorizzazioni.”