A colloquio con Carlo Gioja, Senior Portfolio Manager Equity di Plenisfer Investments SGR

Il Nikkei è un indice con circa il 40% concentrato in semiconduttori e hardware. Tale quota significativa ne amplifica i progressi, ma lo espone ai rallentamenti degli investimenti tecnologici. A questi livelli delle quotazioni, come valutate e gestite questo rischio specifico?

In Plenisfer investiamo con un approccio attivo del tutto svincolato dagli indici, partendo dalla selezione di opportunità specifiche. Per questo, più che ragionare in termini di esposizione al Giappone o al Nikkei, riteniamo importante definire quale esposizione vogliamo avere alla filiera dell’AI e selezionare le società che ne sono gli abilitatori, indipendentemente dal Paese in cui sono quotate.
È così che monitoriamo anche il rischio: non tanto come rischio di indice o di Paese, quanto come rischio industriale, legato alla sostenibilità degli investimenti degli hyperscaler, al ciclo dei semiconduttori e al posizionamento competitivo delle singole aziende.
In Giappone troviamo, in particolare, alcuni abilitatori tecnologici con posizioni di leadership globale. Sono società che forniscono componenti, apparecchiature e tecnologie essenziali per l’intera catena del valore e che possono quindi beneficiare della crescita strutturale della domanda.
La gestione del rischio parte innanzitutto dalla qualità delle aziende e la nostra esposizione è oggi limitata a pochissimi nomi di elevata qualità, caratterizzati da alte barriere all’ingresso, posizioni competitive difficilmente replicabili e capacità di generare elevati ritorni sul capitale anche oltre il ciclo. È un elemento particolarmente importante in una fase come quella attuale, in cui la rivoluzione dell’AI sta sostenendo un vero e proprio superciclo degli investimenti tecnologici, ma non possiamo assumere che questa fase rimanga invariata per sempre.
A questo si aggiunge naturalmente l’attenzione alle valutazioni. Continuiamo a monitorare i fondamentali con un approccio molto selettivo e, soprattutto in una fase in cui l’entusiasmo verso l’AI è elevato, cerchiamo di sottoporli a un esame particolarmente rigoroso. La domanda che ci poniamo non è soltanto quanto possa ancora crescere il ciclo, ma quali aziende abbiano la capacità di rimanere profittevoli e difendibili anche quando il ciclo cambia.
Al di là del peso della componente tecnologica legata all’AI, ritenete che il Nikkei possa contare sul contributo di forze strutturali per proseguire il trend rialzista?
Riteniamo interessanti alcune trasformazioni strutturali che stanno modificando il mercato azionario giapponese e creando nuove opportunità di selezione.
Le riforme del mercato dei capitali avviate nell’ultimo decennio hanno già prodotto risultati significativi. Una prima fase ha portato a una rivalutazione dei price-to-book delle società giapponesi, accompagnata da maggiore attenzione alla governance e alla redditività del capitale, alla trasparenza e all’efficienza nell’impiego della liquidità. Questo processo ha interessato soprattutto le large cap, che sono state le prime a beneficiare del rerating.
Oggi, però, riteniamo che la dispersione dei ROE renda ancora più importante il lavoro di selezione. Il prossimo passo del processo di valorizzazione potrebbe infatti riguardare un universo molto più ampio di società: il mercato giapponese comprende circa 2.000 aziende, molte delle quali di medie dimensioni, meno coperte dagli investitori internazionali e ancora poco valorizzate nonostante la qualità dei loro business.
Non si tratta necessariamente di individuare i settori in cui investire, ma di cercare aziende specifiche il cui potenziale di crescita del ROE, miglioramento della governance o utilizzo più efficiente del capitale non sia ancora pienamente riflesso nelle valutazioni. È un universo che comprende anche società completamente estranee al tema dell’AI.
Un altro elemento strutturale è la crescente presenza dei fondi attivisti. Dieci anni fa sarebbe stato difficile immaginare l’attuale livello di pressione da parte degli investitori per migliorare allocazione del capitale, governance e valore per gli azionisti. Oggi l’attivismo è diventato un elemento concreto del mercato giapponese e può contribuire ad accelerare processi di trasformazione che prima procedevano molto più lentamente.
A questo si aggiunge una dinamica legata alla successione nelle numerose aziende familiari giapponesi, che può favorire una maggiore apertura del mercato alle operazioni di private equity e ai cambiamenti negli assetti proprietari. Anche questo può diventare un catalizzatore di valorizzazione.
Per questo, più che affidarci alla composizione del Nikkei, guardiamo alla trasformazione del mercato giapponese attraverso diverse lenti e strategie: dai “compounders” alle “special situations”, cercando opportunità che emergano dalla combinazione di qualità del business, miglioramento della governance, evoluzione del capitale e valutazioni ancora non pienamente rappresentative del potenziale delle singole società.

