Agorá cuore pulsante delle culture

immagine Jean-Michel Basquiat Senza titolo (Bracco di Ferro) [sic], 1983 Acrilico e pastello a olio su tela, cm 182,9 x 182,9 Mugrabi Collection© The Estate of Jean-Michel Basquiat by SIAE 2016

Il Mudec, Museo delle culture, è stato inaugurato nel 2015 in occasione di Expo, e sorge in uno dei quartieri più creativi di Milano, nell’area ex industriale dell’Ansaldo, zona Tortona, con lo scopo di essere un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo. È luogo d’incontro fra le culture e le comunità, concretizzato da uno spazio centrale che ricorda una piazza, da qui il nome Agorà, da sempre cuore pulsante delle interazioni.

Lo spazio è stato ideato da David Chipperfield e irrompe in un cortile interno; ha una forma che richiama la rosa canina della regione Lombardia e ha volumi rivestiti di zinco-titanio, alleggerito da un’ampia vetrata di cristallo opaco, sempre illuminata. Nei suoi 17 mila metri quadrati offre al visitatore grandi mostre temporali internazionali, il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7 mila opere d’arte provenienti da tutti i continenti, e ha un calendario ricco di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio.

Il gruppo 24 Ore Cultura ha vinto il bando per la gestione del Mudec fino al 2027 e dall’apertura il museo ha attratto fino a oggi oltre 700 mila persone attraverso mostre, incontri, conferenze, proiezioni cinematografiche, laboratori didattici.

I NUMERI 

Indubbiamente i numeri sono a favore del Mudec: la mostra Barbie The Icon ha fatto registrare 110.351 visitatori totali, quella di Gauguin-Racconti dal paradiso 152.163 presenze e Miró-La forza della materia è arrivata a 103.642.

Il Mudec  ha appena terminato di ospitare la mostra su Basquiat che è proseguita fino al 26 febbraio 2017, curata da Jeffrey Deitch, amico dell’artista, critico, curatore ed ex direttore del Moca di Los Angeles, e da Gianni Mercurio, curatore e saggista. I visitatori hanno avuto la possibilità di attraversare la vita, le gioie e le insicurezze di questo giovane artista: un uomo pieno di talento, perso nelle proprie fragilità e in una società che lo acclamava come artista, ma lo rifiutava per il colore della pelle. L’esposizione ha presentato circa 140 lavori realizzati tra il 1980 e il 1987 provenienti in larga parte della collezione di Yosef Mugrabi, cui si sono aggiunte opere da altri prestatori privati.

Dal 15 marzo al 9 luglio 2017 il Museo ospita una mostra inedita di Wassily Kandinsky, ricca di 53 sue opere che raccontano il primo e più felice periodo dell’artista russo, e di 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa. Le opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come la Galleria Tret’jakov, il Museo Puškin di Mosca, l’Ermitage di San Pietroburgo, il Museo di Tbilisi in Georgia, da cui giunge il primo dipinto a olio astratto di Kandinsky, e dai musei delle province e delle altre ex-repubbliche sovietiche, che conservano autentici capolavori, usciti raramente dalla Russia.

La mostra rivela il periodo della formazione dell’immaginario visivo dell’artista, profondamente radicato nella tradizione russa, e il suo percorso verso l’astrazione, dall’ultimo ottocento fino al 1921, quando si trasferì in Germania per non fare più ritorno nella madrepatria.

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