Mutuo soccorso tra Fed e Bce

A cura di Rocki Gialanella

Quasi il 50% dei titoli di debito denominati in euro sono in possesso di investitori esteri che saranno disposti a disfarsene solo se i tassi Usa invertiranno la rotta

Da quando, il 9 marzo, ha avuto inizio l’acquisto di assets da parte della Bce, Draghi e il suo team hanno schivato le critiche di alcuni esperti che pongono il problema della limitata quantità di debito sovrano da poter acquistare. Tuttavia, sembra che la minimizzazione di tali critiche derivi dalla possibilità di acquistare titoli detenuti in portafoglio da grandi investitori esteri.

Coloro che dubitano che la Bce possa implementare senza difficoltà il proprio piano sostengono che i governi europei stanno decelerando l’emissione di debito in un contesto in cui gli investitori tendono a conservare in portafoglio i titoli in circolazione a causa delle cedole sempre più scarse offerte in un mondo permeato da tassi d’inflazione molto bassi.

In alcuni paesi, i rendimenti sono scesi tanto che alcuni titoli hanno cominciato ad offrire rendimenti negativi e, di conseguenza, a non avere più le caratteristiche per rientrare nel Qe predisposto dalla Bce. L’istituzione europea non acquista titoli con rendimento inferiore al -0,2% e compera al massimo il 25% di ciascuna emissione e il 33% di ciascun emittente. Attualmente, più della metà dei titoli di debito dell’eurozona con scadenza a cinque anni registra rendimenti negativi.

Questo limite potrebbe spingere la Bce a cercare potenziali venditori al di fuori dei confini europei. Gli investitori esteri possiedono infatti quasi la metà dei bond dell’eurozona in circolazione. Le società di gestione e le banche internazionali sono i venditori più probabili di government bond dell’eurozona. Tuttavia, sono in molti a sostenere che la volontà di tali investitori di disfarsi dei titoli di debito dell’eurozona dipenderà dalle decisioni di Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.

Questa dipendenza dalla Fed si deve alla possibilità che l’inversione di rotta della politica monetaria Usa faccia lievitare l’appetibilità dei rendimenti dei titoli denominati in Usd. Questa è una delle possibilità. Il rovescio della medaglia è rappresentato da un comportamento attendista prolungato da parte della Fed sul versante tassi e dalla conseguente indisponibilità degli investitori a disfarsi dei titoli denominati in euro presenti nei rispettivi portafogli. L’assenza di valide alternative d’investimento nell’altra valuta forte per eccellenza (l’Usd), spingerebbe gli investitori a mantenere ancora in portafoglio i titoli dell’eurozona.

Uno scenario ideale per la Bce potrebbe essere quello delineato di recente dal team di Commezbank, che ha pronosticato un incremento dei tassi Usa fino al 2,25% epr la fine del 2016.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.