Nasdaq, sui massimi a quindici anni dalla bolla

A cura di Rocki Gialanella

L’indice tecnologico Usa ha quasi riagguantato i livelli toccati nel duemila. Un breve excursus nella composizione attuale dell’indicatore, dai titoli gioiello a quelli molto rischiosi

Alla chiusura delle negoziazioni di ieri mancavano solo 13 punti per completare la scalata ai 5.000 punti, un livello non più registrato dall’indice tecnologico Nasdaq fin dal lontano 2.000, quando tutto venne trascinato al ribasso dallo scoppio dell’enorme bolla speculativa che aveva coinvolto i titoli di questo settore.

Anche se le circostanze di quindici anni fa e quelle attuali presentano varie similitudini ( boom delle Borse, crescita del numero di nuove società tecnologiche quotate sul listino, rivoluzione delle reti sociali e dei nuovi dispositivi etc), anche le differenze sono molte e notevoli.

Quella bolla fu provocata dall’elevate quotazioni raggiunte dai titoli di alcune società, quotate alla fine degli anni Novanta sulla base di stime sui potenziali profitti lontane anni luce dalle reali potenzialità del business. Il 10 marzo del duemila l’indice raggiunse il suo massimo storico a 5.048 punti. Si trattò dell’inizio della fine perché, a partire da quella data, l’indicatore ha inanellato una serie di cali continui fino al 9 ottobre del 2002. In quella fase di mercato ‘orso’, il Nasdaq ha perso l’80% della sua capitalizzazione, toccando suolo a ridosso dei 1.100 punti. Un vero tracollo.

A partire da allora, la risalita è stata lenta e permeata da un’elevata volatilità. La rivalutazione complessiva dai minimi ad oggi è stata del 290% in tredici anni. La baldanza degli ultimi anni si deve in particolare alla forza del titolo Apple, la regina dei record, che può contare su una capitalizzazione di 774.000 mln di Usd, su un nuovo record di utili trimestrali nella sua storia e sulla capacità di lanciare nel mercato sempre nuovi prodotti di successo (iPhone, iPod, iPad…).

Il Nasdaq può contare sull’apporto di un altro gigante della capitalizzazione a livello mondiale: Google, che attualmente è la quarta società al mondo per livello di capitalizzazione (363.000 mln di Usd). Altri gioielli di primo piano facenti parte dell’indice sono Face book, Yahoo, Amazon e Tesla.

L’altra faccia della medaglia dell’indice, quella più rischiosa, è rappresentata da aziende che presentano una chiara sopravalutazione rispetto alle potenzialità dei rispettivi business e ai risultati realmente ottenuti. In quest’ultimo gruppo rientrano Snapchat, Pinterest, Istagram o, il caso più famoso, Whatsapp, acquistata da Facebook per ben 19.000 mln di usd nel 2014.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.