Nel 2017 posizionamento ottimale debito sovrano mercati emergenti in Usd

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sul debito governativo emergente con il contributo di Samy Muaddi, portfolio manager, Emerging Markets Corporate Bond Strategy, T. Rowe Price

T. Rowe Price

 

Gli Em bond in valuta forte, in valuta locale e societari hanno generato rendimenti totali praticamente identici nel 2016. In quali bond governativi – in valuta locale e in valuta forte – emessi dai paesi emergenti ritenete sia possibile trovare del valore in uno scenario internazionale in cui le scelte politiche nei paesi industrializzati potrebbero avere impatti considerevoli sull’andamento del mercato valutario?

Per buona parte del 2016, il debito dei mercati emergenti ha realizzato rendimenti consistenti, sovraperformando la maggior parte dei settori del reddito fisso, grazie all’assestamento del prezzo del petrolio al di sopra dei minimi e grazie anche ai rendimenti estremamente bassi, se non negativi, del debito dei mercati sviluppati, che hanno spinto gli investitori verso settori dai rendimenti più elevati. Sebbene tali condizioni possano non perdurare di qui alla fine del 2017, riteniamo che le obbligazioni dei mercati emergenti restino più appetibili rispetto al debito sovrano dei paesi sviluppati. I mercati emergenti si sono evoluti in direzione di una minore vulnerabilità in termini di salute fiscale, passività del settore privato, obblighi verso l’esterno e stabilità politica.
Il debito sovrano dei mercati emergenti denominato in dollari costituisce, a nostro avviso, un posizionamento ottimale per il 2017, ma giudichiamo molto positivamente anche le obbligazioni societarie dei mercati emergenti denominate in dollari statunitensi, rispetto al debito denominato nelle valute locali, poiché sussiste il rischio di un indebolimento di queste ultime rispetto al biglietto verde. L’aumento dei tassi di interesse nei mercati sviluppati, un ulteriore ribasso dei corsi petroliferi e di altre materie prime, nonché le politiche commerciali protezioniste sotto l’amministrazione Trump costituiscono rischi potenziali per il debito dei mercati emergenti. Tali rischi penalizzerebbero soprattutto le valute dei paesi emergenti rispetto al dollaro statunitense. I paesi emergenti, essendo oggi meno vulnerabili da un punto di vista economico e strutturale, sono in grado di gestire le conseguenze di una svalutazione della valuta nazionale. Per questo motivo, le obbligazioni denominate in valuta locale sono per noi le meno appetibili nell’ambito del debito emergente. All’interno della classe di attivi, riteniamo che le obbligazioni sovrane denominate in dollari statunitensi siano i titoli meglio posizionati per registrare una sovraperformance relativa nel 2017, seguiti dalle obbligazioni societarie dei mercati emergenti, anch’esse denominate in dollari.

Quanto rischiosa per i bond governativi emergenti potrebbe rivelarsi la normalizzazione dei tassi voluta dalla Federal Reserve? A vostro giudizio, quali altri rischi possono condizionare l’asset class nel 2017?

A nostro avviso, i tre rischi più significativi che il debito dei mercati emergenti dovrà affrontare nel 2017 sono la possibilità di un ulteriore aumento dei rendimenti nei mercati sviluppati, il potenziale di un ulteriore ribasso dei corsi petroliferi e la possibilità che dopo l’insediamento l’amministrazione Trump implementi politiche commerciali restrittive per gli Stati Uniti. Dopo le presidenziali Usa, i rendimenti dei titoli di Stato di alta qualità dei mercati sviluppati sono aumentati significativamente e ulteriori aumenti eliminerebbero in parte il premio che ha aiutato le obbligazioni dei mercati emergenti a registrare ottimi rendimenti nel 2016.
Il prezzo del petrolio, che si è assestato nella fascia dei 45-50 Usd al barile, nel 2016 ha generalmente sostenuto le obbligazioni dei mercati emergenti. Un consistente ribasso, tuttavia, potrebbe mettere sotto pressione questa asset class. Per finire, le incertezze che avvolgono le politiche dell’amministrazione Trump costituiscono una variabile rilevante. Se l’amministrazione porrà in atto misure protezioniste, economie emergenti come il Messico e la Cina potrebbero subire ripercussioni negative.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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