Neutrali sul Kazakhstan

A cura di Stefania Basso

Il calo del prezzo del petrolio e la crisi russa peseranno sulla crescita. Ma la svalutazione del tenge potrebbe essere evitata grazie al bilancio solido. City of London

La crescita del pil in Kazakhstan potrebbe rallentare ulteriormente all’1,5% quest’anno, in ribasso dal 6,0% del 2013 e dal 4,6% stimato per il 2014. L’attività nel 2015 sta incontrando numerosi venti contrari. Vediamo quali: 1) il calo dei prezzi delle materie prime, che rappresentano circa l’85% delle esportazioni”; 2) rallentamento dei principali mercati di esportazione, come la Cina, dove sono dirette un quinto delle esportazioni del paese, la Russia e l’Eurozona; 3) ritardi nello sviluppo del giacimento petrolifero di Kashagan, ormai previsto per il 2016 e 4) il rallentamento economico che sta influenzando negativamente il sistema bancario, con i non performing loans (prestiti non performanti) pari a circa il 30% dei prestiti totali.

Tali fattori potrebbero pesare sui conti esteri. L’avanzo di conto corrente si è indebolito negli ultimi anni, passando dal 5,4% del pil nel 2011 a solo lo 0,3% nel 2014. E’ previsto un avanzo di poco inferiore allo 0,5% quest’anno e la valuta è rimasta ai minimi storici contro il dollaro americano dalla svalutazione del 19% di febbraio.

Con la svalutazione del rublo, il tenge Kazako comunque è salito a nuovi massimi storici contro la valuta russa. I prodotti russi sono diventati più economici con la solidità del tenge e i kazaki del nord hanno iniziato a comprare rubli e ad attraversare il confine per acquistare beni russi. Tuttavia il fattore certamente positivo per i consumatori è stato annullato dai fattori negativi per gli esportatori. Le aziende industriali, come quelle del settore dell’acciaio e del rame. non riescono a competere con i prezzi più bassi delle aziende russe dello stesso settore, causando il fermo temporaneo degli stabilimenti e riduzioni salariali, aumentando il rischio di agitazioni a livello aziendale.

Alla luce di questi fattori si stima un’ulteriore svalutazione del tenge (previsto un calo del 22,7% contro il dollaro americano nel corso dei prossimi sei mesi). Ma le riserve estere, pari a 27,8 miliardi di USD, che equivalgono a otto mesi di importazioni, sono in rialzo rispetto ai 25,8 miliardi di USD dell’anno precedente. Questo significa che la svalutazione potrebbe essere limitata. Inoltre le autorità del paese stanno cercando di evitare o quanto meno limitare la svalutazione monetaria alla luce delle costanti pressioni economiche.

La dipendenza dell’economia dal petrolio ha generato una sottoperformance del 21,7% rispetto ai mercati di frontiera negli ultimi sei mesi. Ma la svalutazione potrebbe essere evitata grazie al bilancio solido, a differenza di altri paesi dipendenti dal petrolio. Per questo motivo il team di City of London mantiene una posizione neutrale sul paese.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.