No deflazione nel dato “core” sui prezzi al consumo eurozona

A cura di Stefania Basso

Global Snapshot di gennaio di Henderson Global Investors

Economia

La variazione annua dei prezzi al consumo nell’eurozona è scesa a -0,2% a dicembre dallo 0,3% di novembre, con la lettura negativa che ha rispecchiato il calo dell’energia e i prezzi degli alimenti non lavorati. Escludendo tali categorie, i prezzi sono saliti dello 0,7% annuo, su livelli invariati rispetto a novembre.

Dicembre è stato un mese difficile, con i prezzi del petrolio in costante discesa e l’impatto sui titoli legati alle risorse. Il dollaro si è rafforzato contro un paniere di valute forti dato che gli sviluppi dell’economia americana hanno contrastato con i segnali di indebolimento di altri mercati sviluppati.

La crescita del pil del terzo trimestre negli USA ha visto una forte correzione, in rialzo a un tasso annuo del 5,0%, la lettura più solida dal 2003, da una lettura preliminare del 3,9%. La crescita dei consumi è stata il motore guida perché i consumi reali hanno tratto beneficio dal calo dei prezzi del carburante e dal miglioramento della creazione di nuovi posti di lavoro nel paese. I dati della produzione industriale hanno inoltre superato il picco pre-recessione in novembre, in rialzo dell’1,1% mese su mese.

L’economia dell’eurozona ha potenzialmente attraversato il peggior trimestre dell’anno, come indicato dall’indice composito dei responsabili acquisto Markit, in discesa a un minimo di 16 mesi a 51,4 punti (.>50 indica crescita) a dicembre. L’inflazione bassa potrebbe essere il fattore determinante del posticipo degli acquisti delle imprese e dei consumatori e degli investimenti. I dati del Regno Unito hanno deluso: il pil del terzo trimestre è sceso al 2,6% rispetto alle stime preliminari del 3% e il deficit di conto corrente è salito a 27 miliardi di sterline. Le vendite retail sono state stimolate dagli effetti del “Black Friday” (sconti dei negozi al dettaglio il giorno successivo alla Festa del Ringraziamento negli USA), con le vendite che hanno segnato +6,4% a novembre rispetto all’anno precedente.

In Cina il PMI manifatturiero ufficiale è sceso a 50,1 punti a dicembre da 50,3 preliminare”; l’indice ha rivelato che i prezzi all’ingrosso delle materie prime e dei beni manifatturieri hanno continuato la corsa al ribasso. In Giappone, l’indice Tankan ha previsto un deterioramento delle condizioni delle imprese, con la spesa retail debole che ha minato la fiducia delle aziende.

Azioni

Le azioni globali si sono indebolite l’ultimo mese del 2014, chiudendo l’anno in rialzo del 5,5% (MSCI World Total Return Index in USD). Gli investitori sono rimasti prudenti a causa dell’unione tra il calo dei prezzi del petrolio, i dati cinesi misti e il ritorno dei timori sull’eurozona). A fine mese le azioni sono salite per le indicazioni di mantenimento di tassi di interesse bassi da parte della Federal Reserve americana nel primo trimestre del 2015.

Le azioni americane hanno chiuso dicembre in leggero ribasso, realizzando comunque un buon risultato a doppia cifra per il terzo anno consecutivo (S&P 500 Composite Total Return +13.7% in USD). L’occupazione e i dati manifatturieri solidi hanno fornito un’ulteriore evidenza di buono stato dell’economia americana e il dollaro ha continuato a rafforzarsi.

I titoli europei hanno deluso a dicembre, rispecchiando la situazione macroeconomica debole della regione. Gli investitori hanno atteso indicazioni più positive di lancio delle misure di QE da parte della BCE mentre i rinnovati timori di uscita della Grecia dall’eurozona hanno pesato sulla fiducia. L’indice MSCI Europe ex-Uk Total Eur in euro ha guadagnato il 7,3% nell’anno. Dopo due anni di rendimenti solidi gli investitori in azioni uk si sono accontentati di rendimenti molto più bassi nel 2014 (FTSE All-Share +1.2% in £).

I mercati emergenti hanno continuato a risentire del calo dei prezzi del petrolio e dell’indebolimento della valuta. Nel 2014 l’Indice MSCI Emerging Markets Total Return in USD ha perso l’1.8%. La Grecia e la Russia sono state tra i mercati più deboli, ma il China’s Shanghai Composite ha performato bene a dicembre dopo il taglio dei tassi di novembre e dopo che la banca centrale cinese si è impegnata a fornire ulteriore supporto.

Obbligazioni e Valute

I temi del 2014 hanno caratterizzato anche dicembre, con il calo dei prezzi del petrolio a nuovi minimi, il rafforzamento del dollaro americano e la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato. È prevalsa l’avversione per il rischio a causa della crescita dei timori sulla Grecia e del ribasso economico della Russia. Sono aumentati anche i timori di aumento delle pressioni deflazionistiche, in particolare in Europa dove il calo dell’inflazione nominale ha portato la banca centrale ad accennare a un programma di qe nel 2015.

I titoli di Stato “core” negli USA, UK ed Europa sono saliti nel mese. Anche i corporate bond investment grade hanno fatto bene in termini di rendimento assoluto, ma hanno sottoperformato i titoli di Stato. Il mercato europeo investment grade ha chiuso l’anno in positivo, registrando un volume totale di emissioni pari a 503 miliardi di euro all’anno, il livello più elevato dal 2009 e il primo anno da allora di offerta netta positiva.

Negli USA i bond high yield hanno performato in modo debole dato che il settore energia (il maggior emittente del 2014) è sceso in linea con i prezzi del petrolio. Anche gli high yield europei hanno realizzato rendimenti leggermente negativi perché le emissioni sono state contenute, e le nuove operazioni hanno totalizzato solo 3 miliardi di euro a dicembre.

Al di là del petrolio le materie prime in generale hanno sofferto, anche se i metalli preziosi hanno recuperato parte dell’indebolimento precedente. Per quanto riguarda le valute, il dollaro USA ha continuato a rafforzarsi mentre l’euro è stato generalmente debole. Lo yen giapponese si è deprezzato contro il dollaro ma è stato più solido contro l’euro e la sterlina.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.