Numeri e rendimenti buoni, con costi bassi

Gestire risorse, raccogliere contributi, erogare pensioni. Ecco qual è la mission di Fondo Gomma Plastica. Istituito con un accordo sindacale nel luglio del 1998, è il fondo complementare di riferimento per tutte le persone assunte con il contratto dell’industria della gomma, plastica, cavi elettrici e affini. Il fondo vantava al 31 maggio 49.749 aderenti, 1.507 aziende e 1,648 miliardi di euro di patrimonio,  e ha come scopo consentire alle persone iscritte di disporre, al momento dell’uscita dal lavoro, di prestazioni pensionistiche complementari all’Inps. Luca Ruggeri, direttore generale di Fondo Gomma Plastica, racconta la gestione e l’andamento di questa iniziativa.

Qual è la mission e, soprattutto, come è strutturato Fondo Gomma Plastica?

«Fondo Gomma Plastica è il fondo negoziale nei settori della gomma, della plastica e dei cavi. Devo dire che il nostro settore è davvero molto interessante e sembra avere retto bene alla crisi causata dalla pandemia di Covid-19. La struttura di questo strumento, dal punto di vista finanziario, è composta di tre comparti: uno bilanciato (70% obbligazionario e 30% azionario), uno dinamico (60% azionario e 40% obbligazionario) e uno conservativo. La nostra realtà è interessante sotto diversi aspetti. Vantiamo, infatti, buoni numeri, buoni rendimenti e costi abbastanza bassi, grazie a una platea ampia di aderenti. Ho assunto la direzione di Fondo Gomma Plastica da poco più di un anno: precedentemente sono stato direttore del Fondo Pensione Foncer e devo dire di essere molto soddisfatto. Ho trovato una bella squadra, composta da sei professionisti (a oggi siamo sette in totale), tutti giovani appassionati del proprio lavoro, molto preparati e motivati».

Il 2020 è stato inevitabilmente un anno complicato. Come valuta le performance registrate nei vostri comparti di investimento? 

«Dopo il crollo dello scorso marzo, che ha colpito un po’ tutti, gli interventi delle banche centrali sono stati veramente significativi. La nostra prima preoccupazione a marzo fu spiegare agli iscritti che cosa stava accadendo, perché ci sembrava doveroso e per evitare la classica fuga nel momento sbagliato, dove si capitalizzano tutte le perdite per rifugiarsi nel comparto conservativo, decisione che abbiamo sempre ritenuto poco saggia. Con il senno di poi, possiamo affermare che avevamo ragione. Infatti, il comparto bilanciato, che capitalizza circa 1,2 miliardi su 1,6 totali in gestione, ha registrato +4,65% a fine anno ed è rientrato tra i primi nella fascia dei fondi pensione negoziali. In pratica, possiamo dire che il fondo consente una buona performance, anche finanziaria, a fronte di costi molto bassi. È davvero una forma di risparmio molto interessante e il 2020 in qualche modo lo ha dimostrato, al di là degli orizzonti a medio-lungo termine che sono più complicati da analizzare, ma comunque positivi: diciamo che il 2020 ha rappresentato uno stress test per la nostra gestione finanziaria. Stiamo cercando, infatti, di investire anche in private asset per diversificare e decorrelare i nostri portafogli dall’andamento dei mercati».

continua a leggere 

Advertisement