Nuova linfa per le obbligazioni corporate a 30 anni

A cura di Michael Boye, fixed income trader di Saxo Bank

Dopo l’annuncio a sorpresa che ha seguito la riunione di marzo della Bce, la conferenza stampa di Draghi della scorsa settimana è suonata quasi scontata per la maggior parte degli investitori. Tuttavia, qualche dettaglio è riuscito comunque a smuovere i mercati del debito societario dell’Eurozona, come le indicazioni sulle modalità di acquisto di questa tipologia di titoli.

In particolare, Mario Draghi ha annunciato che il programma di acquisti includerà le obbligazioni societarie con scadenza fino a 30 anni, potendone assorbire fino al 70% per emissione. Inoltre, il confine dei titoli “non bancari” è piuttosto ampio, permettendo ad esempio l’inclusione delle compagnie di assicurazione. Di conseguenza, una società con rating investment grade (o meglio, tutto ciò che le serve è un braccio finanziario investment grade sul territorio europeo), ha diritto a ricevere finanziamenti in Euro freschi di stampa, con un orizzonte temporale di 30 anni, e quasi a costo zero (tenendo conto dell’inflazione di lungo termine).

Sarebbe in effetti interessante capire se assisteremo ad un improvviso picco di nuove emissioni obbligazionarie a 30 anni, dovuto ai tentativi da parte dagli emittenti di assicurarsi fonti di finanziamento per qualche decennio – analogamente a quanto recentemente fatto dai governi di Francia e Italia – per sfruttare l’enorme sete dovuta alla domanda generata della banca centrale.

Tra i beneficiari più singolari è la svizzera Glencore, che soltanto qualche mese fa è stata etichettata come nuova Lehman e inevitabile catalizzatore della prossima imminente crisi finanziaria (ricordate?). Sebbene sia stata scambiata su livelli sostanzialmente da “debito spazzatura”, il rating del titolo non è stato mai formalmente declassato al di sotto della soglia investment grade, il meraviglioso ritardo di adeguamento dei rating. Buona parte del suo debito, emesso tramite un braccio finanziario lussemburghese, è stato improvvisamente inserito dagli analisti all’interno del “basket-Bce”. I prezzi delle obbligazioni sono schizzati alle stelle, con positivi effetti collaterali anche sugli altri titoli Glencore.

Uscendo invece dal raggio d’azione della domanda indotta dalla Bce, le obbligazioni Volkswagen hanno finalmente visto la tanto attesa rinascita, principalmente grazie alla notizia dell’accordo raggiunto negli Stati Uniti a proposito dello scandalo delle emissioni. Sebbene sul fronte delle sanzioni non si sia ancora raggiunta una conclusione, i 10 miliardi accantonati dalla società sono ben lontani da quanto temeva il mercato. Le obbligazioni perpetue, che fino a gennaio presentavano una curva dei rendimenti invertita, hanno recuperato gran parte delle perdite, scambiando ormai alla pari per tutta la curva.

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