Nuovi minimi per l’euro

Il dollaro continua a segnare nuovi massimi mentre l’euro nuovi minimi, non solo contro il biglietto verde ma anche contro la sterlina, lo yen, il canadese, il neozelandese e l’australiano. Fxcm

Il ping pong tra America ed Europa continua, con Draghi non in grado di muovere i mercati in maniera significativa a causa dell’ancoraggio delle aspettative degli investitori circa il QE (che sarà perpetuato ad oltranza in caso di mancato raggiungimento dell’obbiettivo di inflazione al 2%) e del quale si stanno “soltanto” attendendo gli effetti, da valutare a fronte di dati americani, che hanno mostrato un buon trend, con la disoccupazione in discesa e la creazione di nuovi posti di lavoro costante, dati in grado di muovere in maniera importante i mercati. Il dollaro sopra tutti ha continuato le proprie salite mentre le borse americane hanno tentato degli storni abbastanza significativi, a nostro parere ancora ascrivibili a prese di profitto, andando a mostrare come alcune aspettative da parte degli investitori vedano la possibilità di procedere con rialzi di tassi effettivamente con l’inizio dell’estate. Qualora tali aspettative dovessero estendersi alla maggior parte degli investitori, il cambio di sentiment generale, che attualmente, a nostro parere, rimane rialzista, potrebbe shiftare totalmente a favore di discese strutturali che al momento non ci sembrano giustificate.

Di fronte ad un quadro del genere, il dollaro continua a segnare nuovi massimi mentre l’euro nuovi minimi, non solo contro il biglietto verde ma anche contro la sterlina, lo yen, il canadese, il neozelandese e l’australiano (quest’ultimo risulta lievemente in ritardo rispetto agli altri), a testimonianza di come i flussi di vendita riguardino in generale la moneta unica europea la quale ha corso tanto (abbiamo messo in guardia ieri su possibili prese di profitto, non ancora pronte dal punto di vista temporale ma che potrebbero essere riconosciute tramite l’analisi del sentiment puro di mercato, si legga cortesemente l’articolo nel caso in cui si voglia approfondire il concetto) ed è rientrata di diritto tra le divise che hanno svalutato, si è proprio il caso di dirlo, contro il dollaro americano (e nel caso dell’euro non solo).

Intanto Carney, governatore della BoE “acquistato” dalla Bank of Canada dà una lezione a Trichet (ex presidente della BCE che alzava i tassi di interesse per contenere aumenti di inflazione dovuti ad innalzamenti dei prezzi dell’energia, noi se ricordate invece di aumenti di tagli chiedevamo a gran voce dei tagli consistenti, avvenuti in seguito se andate a rivedervi la storia dei tassi di eurolandia) spiegando come non occorra, o meglio, sia “foolish”, tentare di combattere il calo dell’inflazione tramite ulteriori stimoli monetari, un’inflazione che probabilmente rimarrà a zero per tutto l’anno e che è dovuta al calo dei prezzi del petrolio. Quattro quinti del gap tra i livelli attuali di inflazione ed il target del 2% sono dovuti a ciò, secondo il governatore, che ha mischiato dunque nuovamente le carte, comunicando al mercato come nel momento in cui dovessero radicarsi aspettative di medio periodo di bassa inflazione si potrebbe procedere con ulteriori misure di stimolo, specificando come verosimilmente si agirà su un taglio di tassi piuttosto che su un aumento del QE (il QE a suo parere è più efficace di fronte a mercati in condizioni peggiori rispetto a quelle definite “normali, riferendosi alle attuali”), una misura opposta rispetto a quella che potrebbe prevedere dei graduali rialzi di tassi, strategia da perseguire per riportare l’inflazione al 2% nel giro di un paio d’anni, se le attese di medio periodo sull’inflazione dovessero non sprofondare. Tutto e niente insomma, adesso con alta probabilità comanderanno i dati macro, in pubblicazione già da oggi alle ore 10.30.