Obbligazioni, mercato orso? Per ora, solo un falso allarme

Sebbene ci siano state sicuramente delle forti vendite sui mercati obbligazionari, a causa della fragilita’ in Europa, queste si sono verificate partendo da valutazioni che erano sui massimi di tutti i tempi. Il commento di Gareth Isaac, Fund Manager, Fixed Income, Schroders

Le recenti performance del mercato obbligazionario hanno portato diversi commentatori a incominciare a parlare di un mercato “orso”. Tuttavia, ogni qualvolta ci sono significative correzioni, è importante che gli investitori si ricordino dove era il mercato prima della discesa e quali sono le motivazioni di tale movimento.

Ci sono diverse ragioni per le quali le obbligazioni sono diventate così care. All’inizio del 2015 le aspettative di crescita in Europa erano estremamente basse. L’obiettivo perseguito dalla Banca Centrale Europa (BCE) con l’annuncio in gennaio del programma di Quantitative Easing era cambiare tale orientamento negativo dei dati macroeconomici. Le aspettative sull’inflazione erano ulteriormente spinte al ribasso dal persistente calo del prezzo del greggio, iniziato a metà del 2014. Gli investitori, sapendo che la BCE avrebbe acquistato obbligazioni fino al 2016, sono stati costretti a spostarsi ulteriormente lungo la curva dei rendimenti”; spinti sui titoli a 10, 20 e 30 anni per trovare un rendimento. Nonostante ciò, il supporto derivato dal QE è stato eccessivo e ad aprile, i rendimenti dei Bund erano solo di 7 punti base. Anche senza nessuna aspettativa di crescita economica o di inflazione di lungo termine, le valutazioni delle obbligazioni a tali livelli non riflettevano alcun rischio di eventuali errori sulle stime macro economiche.

Comunque, la crescita nell’Eurozona è tornata a salire ancora una volta nel primo trimestre del 2015 e il prezzo del petrolio ha riguadagnato terreno. La crescita a cui stiamo assistendo ora ha probabilmente poco a che fare con il programma di allentamento quantitativo della BCE. È invece, molto probabilmente, l’apice degli effetti dell’introduzione della BCE dei tassi negativi, delle Targeted Longer-Term Refinance Operations (TLTROs) e della finalizzazione dell’Asset Quality Review, che ha tenuto ben capitalizzate le banche europee. Tutte queste iniziative sono state lanciate lo scorso anno, con l’obiettivo di liberare capitali da poter spendere o investire.

Gli investitori si sono resi conto del fatto che i prezzi delle obbligazioni si sono mossi a livelli irragionevoli tra gennaio e aprile. Con il recupero del prezzo del petrolio in atto, il ritorno della crescita e il programma di Qe della BCE destinato a continuare, una parte del rischio tassi e del rischio inflazione è stata nuovamente inclusa nei prezzi delle obbligazioni, durante la fase di correzione dei mercati.

Dunque, qual è la direzione dei mercati ora? Crediamo di non essere all’inizio di un mercato “orso” duraturo per le obbligazioni. I tassi d’interesse negli USA sono ancora effettivamente a zero e negativi in Europa. Finché non ci saranno modifiche ai tassi, gli strumenti monetari non saranno un’alternativa per gli investitori. Le obbligazioni, anche con rendimenti bassi, sono in confronto allettanti. Se e quando i tassi inizieranno effettivamente a salire, gli investitori dovranno chiedersi se le obbligazioni varranno il rischio che rappresentano, ma non è ancora il caso.