Opec, domani riunione cruciale per il petrolio

Opec e petrolio a un bivio. La crisi in Venezuela, Iran e Angola potrebbe spingere il cartello a prendere in considerazione un aumento della produzione

Domani a Vienna si terrà la riunione dei paesi membri dell’Opec. Il tema all’ordine del giorno sarà l’eventuale aumento della produzione necessario a compensare il calo dell’estrazione di greggio in Venezuela, Iran e Angola. L’incontro si presenta come un match tra i paesi che intendono procedere a un incremento della produzione (Arabia Saudita, Russia e i loro alleati) e quelli che vogliono mantenere le restrizioni in essere perché non in grado di incrementare la produzione (Iran, Venezuela, Iraq, Angola).

Nell’ultimo report curato dal cartello petrolifero si evidenzia come il Venezuela stia attualmente estraendo 580.000 barili giornalieri, molto meno di quanto pattuito. Non si tratta di un comportamento premeditato da parte di Caracas ma degli effetti nefasti dell’implosione economica del paese caraibico.

Secondo l’Aie (Agenzia internazionale per l’energia), se l’Opec dovesse optare per un aumento della produzione riportandola sui livelli pre-tagli, il barile potrebbe scendere fino a quota 65-70 usd.

Benché molti ritengano che l’OPEC vedrebbe di buon occhio una continuazione di questa fase caratterizzata dalle quotazioni elevate, citando i cosiddetti “breakeven fiscali” (il prezzo del petrolio che assicura il pareggio tra le entrate di uno Stato e i suoi obblighi di spesa), per molti paesi (tra cui Iran, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti) l’attuale livello delle quotazioni petrolifere è superiore ai tassi di pareggio. Molti paesi dell’OPEC sono sopravvissuti con prezzi del petrolio nettamente inferiori ai rispettivi breakeven fiscali per molti anni.

Secondo Nitesh Shah, director, research di WisdomTree, l’era di prezzi contenuti del 2014-17 ha permesso a questi paesi di adottare politiche di rigore, riducendo ad esempio i sussidi sul consumo di prodotti petroliferi, e di concentrarsi maggiormente sulla diversificazione delle proprie economie. L’Arabia Saudita, sotto la guida di Mohammad bin Salman bin Abdulaziz Al Saud, ha sviluppato il programma “Vision 2030”, una serie di riforme economiche volte a riorganizzare e diversificare il sistema economico del paese.

Gli effetti per l’industria
Se le quotazioni del barile si manterranno su livelli elevati, le conseguenze più dirette si vedranno sui settori focalizzati sulla trasformazione del crudo. Le conseguenze potrebbero estendersi a tutte le industrie che necessitano di elevati quantitativi di energia, come quella metallurgica, manifatturiera e alcuni segmenti come quello dei produttori di macchinari.

Gli effetti sull’inflazione potrebbero farsi sentire perché la maggior parte dei settori B2B in grado di fissare i prezzi dei prodotti potrebbero proteggere i rispettivi margini trasferendo al consumatore finale il maggiore costo derivante dall’aumento del prezzo del greggio. Se il prezzo si manterrà al di sopra dei 75 usd al barile, si aprirebbe una nuova fase favorevole allo sviluppo delle energie alternative.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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