La protezione offerta dal metallo giallo è legata a più variabili, quella degli inflation linked bond è più lineare. Intervista a Massimo De Palma, gestore del team multi asset Italia di GAM (Italia) Sgr

GAM sullo tsunami coronavirus

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

 I metalli preziosi possono costituire un’ottima protezione del portafoglio, tenendo conto che il loro andamento dipende dall’interazione fra attese d’inflazione e tassi reali. Nel corso del 2021 l’oro non ha svolto questa funzione, come invece aveva fatto lo scorso anno, in cui aveva toccato nuovi massimi assoluti. Ad impattare negativamente sono intervenuti alcuni elementi che, probabilmente, ne condizioneranno la tendenza anche nei prossimi mesi.

Negli Stati Uniti, dopo l’accelerazione dello scorso anno, l’inflazione attesa si è mantenuta intorno al 2,5% mentre l’aumento dei rendimenti nominali della curva Treasury ha fatto aumentare i tassi reali dal -1% di febbraio -0,5%. Il rialzo dei tassi nominali però a maggio è terminato e la curva ha iniziato ad appiattirsi. I tassi reali sono ritornati ai minimi storici, in area -1%. L’oro, tuttavia, non ha sfruttato appieno questo movimento di fine primavera, il recupero è stato limitato e smorzato dal contemporaneo apprezzamento del dollaro.

Evidentemente le parole della FED hanno convinto il mercato che l’impennata dei prezzi sarà transitoria perché legata a fattori contingenti. Un ulteriore elemento a sfavore è rappresentato dalle prossime mosse della Banca Centrale americana. Seppure la liquidità nel sistema sia ancora abbondante e non si parli per ora di contrazione nei bilanci da parte delle Autorità Monetarie, l’attesa sull’annuncio del tapering da parte della FED e la possibilità di aumenti dei tassi già a partire dal 2022, ha creato nervosismo.

De Palma Massimo sul petrolio contango
Massimo De Palma, Responsabile team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR
Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?

 In un’ottica di diversificazione del portafoglio ha senz’altro senso l’investimento in obbligazioni indicizzate all’inflazione e, in particolare, in questa fase, dove l’atteso aumento dei prezzi è avvenuto e ha sorpreso al rialzo. Indubbiamente il livello di inflazione attesa, implicita nei bond, è su livelli elevati, specialmente negli Stati Uniti.

Le Banche Centrali continuano a rassicurare i mercati parlando di transitorietà nella crescita dei prezzi. L’investimento può diventare quindi una forma di assicurazione nel caso in cui le strozzature nel processo produttivo, l’aumento dei listini dei prodotti energetici, l’eccesso di domanda finale, le spinte salariali o altri fattori possano generare tensioni più prolungate nel tempo, rispetto a quanto non ci si aspetti oggi.