Oro, quale destino dopo Brexit?

Un voto a favore della permanenza nell’Unione si tradurrebbe in una rapida perdita dell’attrattività dell’oro come bene rifugio. Nevine Pollini, senior analyst commodities di Union Bancaire Privée – UBP

Nel mese di giugno l’oro ha recuperato e ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni, scambiando al di sopra dei 1300 dollari l’oncia. L’andamento del metallo prezioso, da un lato, ha beneficiato dei commenti accomodanti rilasciati nel corso del meeting del Fomc del 14 e 15 giugno, che hanno segnalato che la Federal Reserve avrebbe mantenuto i tassi bassi più a lungo, monitorando da vicino la salute dell’economia statunitense e di quella globale. Dall’altro, l’oro ha tratto vantaggio anche dalla caduta dei rendimenti del Bund tedesco a dieci anni, scesi per la prima volta in territorio negativo.

Tuttavia, il rally del metallo giallo si è verificato per lo più man mano che le preoccupazioni di un’eventuale Brexit hanno assunto un ruolo di primo piano, dando così il via a una forte richiesta di oro in qualità di bene rifugio; per di più, i recenti afflussi verso gli Etf sull’oro hanno portato il totale dell’ammontare investito a 61,2 milioni di once, il livello più alto da novembre 2013.

Al momento, tuttavia, i “Bremainers” – coloro a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea – stanno guadagnando terreno e l’oro sta di conseguenza accusando il colpo, poiché l’appetito per il rischio sta riprendendo piede. Nel breve periodo, quindi, l’andamento del metallo prezioso dipenderà dal risultato del referendum Uk.

Infatti, lo shock derivante da un voto a favore della Brexit farebbe decisamente aumentare la richiesta di oro e porterebbe il prezzo a salire, sebbene temporaneamente, verso un livello di 1350-1400 dollari l’oncia. Un voto a favore della permanenza nell’Unione si tradurrebbe, invece, in una rapida perdita dell’attrattività dell’oro come bene rifugio e porterebbe a una correzione, poiché il mercato ricomincerebbe a focalizzarsi sul prossimo rialzo dei tassi negli Stati Uniti.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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