Pechino cresce al tasso piu’ basso degli ultimi 24 anni

A cura di Rocki Gialanella

Il dato sul Pil conferma il rallentamento, ma i numeri relativi al mercato immobiliare e ai consumi (in particolare il commercio elettronico) confortano le attese per un soft landing

Il Pil cinese è cresciuto del 7,4% nel 2014, la variazione percentuale più bassa degli ultimi 24 anni. Per la prima volta in un lasso di tempo di sedici anni, il dato conseguito non ha rispettato l’obiettivo del Governo di Pechino, che era stato fissato al 7,5%. La seconda economia del pianeta- trasformatasi quest’anno in prima avendo superato gli Usa a parità di potere d’acquisto (almeno stando ai calcoli del Fondo Monetario Internazionale)- non cresceva ad un ritmo così lento dal 1990, nel pieno degli effetti negativi causati dall’arrivo delle sanzioni imposte in seguito ai fatti di Piazza Tiananmmen.

In tutti i casi, il dato diffuso ieri dall’Istituto nazionale di Statistica di Pechino ha superato le aspettative degli analisti, che prevedevano una variazione del 7,2%. Nell’ultimo trimestre dell’anno, stando ai dati ufficiali, l’incremento è stato del 7,3%. Il Pil del gigante asiatico ha così raggiunto nel 2014 gli 8.940 mld di euro.

I dati confermano il rallentamento dell’economia cinese e la perdita di velocità di un modello di sviluppo basato sulle esportazioni e il basso costo che ha posto la crescita al di sopra di qualsiasi altra variabile, inclusa la salute dei cittadini e l’ambiente. Il Governo cinese ha assicurato che un minore indice di crescita costituirà la ‘nuova normalità’ nei prossimi anni, seguito dal graduale passaggio ad un sistema di sviluppo basato sui consumi interni e la sostenibilità ambientale.

Le autorità cinesi prevedono di divulgare l’obiettivo di crescita fissato per il 2015 nel corso della prossima Assemblea Nazionale Popolare (prevista a marzo). Le attese degli analisti puntano ad un target del 7%, inferiore all’8% registrato nei primi anni del decennio in corso. Il Fondo Monetario Internazionale ha fissato al 6,8% la sua previsione di crescita dell’economia cinese nel 2015, seguita da un 6,3% nel 2016.

Secondo Olivier Blanchard, capo economista dell’FMI, i nuovi dati sono frutto della moderazione registrata dalla crescita del credito e dal salutare aggiustamento verificatosi nel surriscaldato settore immobiliare domestico. Le cifre pubblicate ieri indicano un atterraggio morbido del settore immobiliare, caratterizzato da investimenti in crescita del 10,5% nel 2014, un dato sensibilmente inferiore al 19,8% del 2013 e il più basso degli ultimi cinque anni.

Le vendite al dettaglio, valore di riferimento per quei consumi interni che il Governo cinese vorrebbe trasformare nel motore del modello chiamato ‘nuova normalità’, hanno fatto segnare una crescita del 12% nel 2014, raggiungendo un valore di 3.690 mld di euro. Molto significativa è stata la crescita del commercio elettronico, che ha generato un volume di vendite di 392.000 mln di euro, in crescita del 49,7% rispetto al 2013. La produzione industriale è cresciuta dell’8,3% nel 2014 rispetto al +9,7% registrato nel 2013.

Blanchard ha sottolineato che il compito del Governo cinese consiste nel calibrare le politiche macroeconomiche in modo da ridurre le vulnerabilità dell’economia e cercare di evitare un rallentamento troppo brusco.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.