Per chi non ama le banche

L’argomento non è nuovo. L’antipatia dei millennial e della generazione Z per le banche è nota e, proprio per questo motivo, il settore finanziario, ben conscio della minaccia che ciò può significare per la sua esistenza, sta delineando diverse strategie per cogliere le esigenze della loro attuale e futura clientela. 

Secondo il Millennial disruption index, il 53% dei giovani intervistati non rileva alcuna differenza tra la propria banca e quelle concorrenti e uno su tre sta pensando di cambiarla nell’arco di 90 giorni. Ma non solo. Il 71% preferirebbe andare dal dentista piuttosto che parlare con il proprio istituto. Nel sondaggio, durato tre anni e conclusosi nel 2018, il 68% gli intervistati è convinto che nei prossimi cinque anni cambierà completamente il modo di accedere al denaro (68%) e di effettuare i pagamenti (70%). 

SERVIZI DA REINVENTARE

Nel 2019 uno studio di Morgan Stanley analizzava come la generazione Z (tra i sei e i 21 anni) e quella dei millennial avrebbero reinventato i servizi bancari. Nello specifico, quando gli appartenenti alla generazione Z entreranno nella fascia tra i 25 e i 40 anni e si uniranno all’area più giovane dei millennial, si potrà assistere a una vera e propria rivoluzione dei servizi bancari, che rimodellerà l’intero sistema grazie alla familiarità con la tecnologia dei nuovi consumatori “mobili”. 

Questo processo aprirà una strada anche per i più giovani che, sinora, sono cresciuti con uno smartphone “a portata d’occhio”, dove ascoltano musica, utilizzano i social, organizzano tutta la loro vita, ma, per aprire un conto bancario, hanno bisogno della firma del genitore. Secondo Morgan Stanley Research e AlphaWise, ci attende un mondo in cui il 47% dei possessori di smartphone di 16 e 17 anni utilizzerà le opzioni di mobile banking, aumentando fino al 71% tra i 18 e i 19 anni (i dati sono il risultato di un sondaggio tra 6 mila consumatori dai 16 ai 34 anni condotto nel dicembre 2018 dall’economista capo di Morgan Stanley Ellen Zentner, in collaborazione con AlphaWise).

FINTECH DI SUCCESSO

Con la finalità di cogliere le preferenze e le esigenze della popolazione più giovane, negli ultimi anni sono nate alcune fintech start up di successo, come N26 e Revolut, che appartengono alla categoria delle challenger bank, ovvero nuove banche che hanno l’obiettivo di sfidare i tradizionali istituti di credito e offrono ai clienti i propri servizi unicamente attraverso app e smartphone. Ciò ha permesso loro di attirare una clientela giovane, tecnologica e attenta ai costi.

In Italia, lo scorso giugno, Banca Mediolanum ha presentato Flowe, «una better being plat-firm, ovvero una piattaforma aziendale dedicata a tutti coloro che, sempre più numerosi, sono sensibili alle istanze di sostenibilità, di benessere individuale ed evoluzione sociale e che sono alla ricerca di un servizio bancario innovativo e completamente digitale», afferma Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum. Flowe nasce dall’esigenza di offrire ai giovani (ma non solo) alternative rispetto ai servizi finanziari esistenti. A differenza di altre challenger bank, Flowe è considerata dai suoi fondatori un vero e proprio nuovo ecosistema guidato da due valori: l’innovazione e la sostenibilità, che sono diventate, nella filosofia di questa nuova realtà, un binomio imprescindibile, i cui due fattori sono interdipendenti. 

UN RUOLO ATTIVO

L’obiettivo è che la piattaforma eserciti un ruolo attivo a livello finanziario, usando la più sofisticata tecnologia disponibile e, contestualmente, crei una comunità di utenti che riconosca quanto sia importante l’assunzione di responsabilità nel proprio modo di vivere e come si possano apportare i cambiamenti necessari per passare dal “well being” al “better being”. Flowe, oltre ai servizi finanziari, punta all’educazione in materia di innovazione e sostenibilità, alla consapevolezza sulle risorse economiche e a sviluppare lo spirito imprenditoriale. 

La piattaforma ha anche l’ambizione di guidare a cambiamenti comportamentali sostenibili: si diventa partecipi di una comunità, con una forte legacy e brand identity. Il top management non considera la nuova piattaforma un modello di riferimento, ma ritiene che abbia aperto una nuova via ancora lunga da percorrere.  

Flowe è certificata pending B-corporation e carbon neutral.

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