Perdere il 9% in un mese e mezzo con il debito Usa

A cura di Rocki Gialanella

A maggio 2014 ha avuto inizio il sogno del carry trade tra le due sponde settentrionali dell’Atlantico. In cosa e’ consistito?

Gli investitori si finanziavano in euro pagando un tasso di interesse molto basso (l’1,5% sul bund tedesco) ed acquistavano titoli di debito governativi statunitensi che, in quel periodo, offrivano un rendimento nettamente superiore (il Treasury Usa raggiungeva il 2,7%).

Per quasi dice mesi, le quotazioni dei bond e del dollaro Usa non hanno fatto altro che salire ininterrottamente. Questo trend ascendente ha garantito un anno di guadagni consistenti a tutti coloro che hanno optato per questa scelta d’investimento. Gli investitori in euro hanno beneficiato di una rivalutazione dei propri investimenti trainata dalla duplice azione positiva della rivalutazione delle quotazioni obbligazionarie e dalla corsa al rialzo della divisa nordamericana.

Dieci mesi in cui tutti gli assets hanno tratto beneficio dalla presenza di una forte domanda, con i prezzi dei bond e delle azioni entrambi in risalita. In siffatto scenario, gli investitori hanno guardato in una sola direzione: gli Usa e l’opportunità di guadagno innescata dalla fine del lungo periodo di debolezza del biglietto verde.

Come in tutte le storie finanziarie dove i guadagni elevati arrivano in un lasso di tempo molto breve, anche in questo caso il sogno è stato talmente intenso da cominciare a trasformarsi in un incubo. Quando un gran numero di investitori era stato attirato dal trend e la Federal Reserve ha iniziato a valutare l’opzione del primo rialzo del costo del denaro negli ultimi nove anni, lo scenario ha subito un brusco cambiamento.

Tutto quello che fino ad allora aveva spinto le operazioni di acquisto si è trasformato in incentivi alla vendita e gli investitori hanno fatto frettolosamente ritorno in Europa. La correzione è iniziata a marzo e le perdite hanno subito un’accelerazione in aprile. Un investitore che non avesse adottato alcuna forma di copertura (sulla valuta o sui tassi di interesse) sarebbe andato incontro a perdite pesanti all’interno del proprio portafoglio (prossime al 9% in un mese e mezzo).

Il rendimento del Treasury Usa è salito dall’1,86% al 2,22%, imponendo all’investitore perdite del 3,2%. Queste perdite si sommano a quelle provocate dal deprezzamento subito dal dollaro in queste settimane, che ha consentito alla valuta Usa di passare da un minimo di 1,04 a 1,14 versus euro.

Nel complesso, gli investitori sprovvisti di strumenti di copertura hanno accumulato perdite prossime al 9%, non semplici da recuperare. La situazione è complicata perché l’avvicinarsi della mossa rialzista della Fed può certamente innescare un benefico recupero del dollaro, ma comporta inevitabilmente un calo delle quotazioni dei bond già emessi.

Ora che i rendimenti offerti dai Treasury sono più elevati, il carry trade statunitense potrebbe profilarsi come un’ipotesi interessante per tutti gli investitori che optino per l’acquisto di titoli Usa con duration media e che decidano di detenere i titoli fino a scadenza. In questo caso, sembrano essere buone le probabilità di beneficiare del doppio vantaggio offerto da rendimenti annui saliti su livelli interessanti e dalle probabilità di ulteriore apprezzamento del dollaro sull’euro in virtù del rialzo del costo del denaro Usa (che dovrebbe arrivare a fine anno).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.