Petrobras, lo specchio del Brasile in crisi

A cura di Rocki Gialanella

La corruzione, uno dei mali endemici dell’America latina, e l’eccessiva dipendenza dalle oscillazioni del greggio stanno affossando il colosso petrolifero sudamericano. La punta dell’iceberg di un sistema paese che non ha saputo sfruttare al meglio il boom delle materie prime

C’è stato un tempo in cui Petrobras (Petroleo Brasileiro) era l’orgoglio del Brasile. L’azienda petrolifera nazionale era il simbolo della rinata forza di una nazione che cominciava a riprendersi da un lungo periodo di crisi. La ripresa fu talmente intensa che Petrobras divenne una delle grandi del settore a livello internazionale. Attualmente, uno dei mali endemici dell’America latina, la corruzione, sta affossando le quotazioni e il business del colosso.

Dilma Roussef, presidente del paese sudamericano, è stata costretta, pochi giorni fa, a rimuovere i vertici della società a causa dello scandalo che ha coinvolto l’azienda. Il provvedimento ha contribuito a peggiorare la crisi in cui versa il paese perché l’azionista di maggioranza di Petrobras è lo Stato.

Corruzione e transazioni di dubbia natura per 8.400 mln di dollari sono le cause alla base della rimozione di Graca Foster (ora ex presidente di Petrobras) e di cinque direttori generali. Lo scandalo ha avuto un impatto devastante sull’andamento del titolo in Borsa. Gli investitori sono fuggiti dalla società che era riuscita a posizionarsi tra le più grandi del pianeta con una capitalizzazione di 310.000 mln di Usd nel 2008.

Attualmente Petrobras presenta una capitalizzazione di appena 48.000 mln di usd, che si traduce in un tracollo dell’85%. Vale a dire che l’azienda petrolifera brasiliana è passata da livelli di capitalizzazione vicini a quelli di Microsoft o Google, a quelli di una media banca europea.

In questi giorni le azioni di Petrobras vengono negoziate a 3,6 Usd, livelli registrati nel 2003. Sette anni fa, i titoli quotavano circa 23 Usd. La debacle è stata progressiva, ma è negli ultimi mesi che l’accelerazione ha subito un’intensificazione a causa della trasformazione dei sospetti di corruzione in prove reali e schiaccianti. A partire da settembre 2014, la svalutazione è stata continua: 22,5% a settembre, 15,5% a ottobre, 16,2% a novembre, 21,7% a dicembre e 18,3% a gennaio. Nel 2014 il calo complessivo è stato del 41,3%. La perdita di valore del titolo è stata altresì alimentata dal forte calo del prezzo del petrolio.

Molti esperti ritengono che la caduta del colosso petrolifero non sia altro che lo specchio di quel che sta accadendo nel gigante sudamericano. Il narcotraffico e la droga stanno riprendendosi quote di economia importanti e la crisi delle materie prime sta colpendo duramente un paese che forse si è cullato troppo sugli introiti garantiti nell’ultimo decennio dalla vendita di commodities (soia, ferro) alla Cina e agli altri grandi consumatori.

La crisi di Petrobras aggiunge altra legna al fuoco che sta invadendo il Brasile perché si tratta di un’azienda che impiega 85.000 persone, produce 2,54 mln di barili giornalieri, ma ha un debito di 34 mld di Usd causato dalla corruzione e dall’incapacità di gestire al meglio il business negli ultimi anni.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.