Petrolio, con prezzi bassi occhio alle occasioni

Il commento di Shawn T. Driscoll, gestore del fondo T. Rowe Price Global Natural Resources Equity

Il forte calo dei prezzi del petrolio nella seconda metà del 2014 sembra aver creato opportunità di investimento, sia in termini di valore assoluto che relativo, in azioni che o sono state punite eccessivamente dal mercato per l’esposizione al settore energetico, oppure non sono ancora state ricompensate appieno per i potenziali benefici diretti o indiretti sugli utili derivanti dai costi più bassi del carburante. Tuttavia, gli investitori dovrebbero evitare di trarre conclusioni eccessivamente generiche o semplicistiche riguardo a dove queste opportunità possano essere trovate.

Il prezzo del petrolio potrebbe restare basso per più tempo di quanto i mercati si aspettano al momento. Infatti, sebbene la più debole crescita della domanda in Cina e in altri mercati abbia contribuito al crollo dei prezzi, l’aumento dell’offerta è stato il driver primario di questo fenomeno. Non ci aspettiamo che la crescita della produzione statunitense di shale oil (petrolio da scisto) possa decelerare velocemente, nonostante la diminuzione del 54% dei prezzi rispetto allo scorso giugno.

Inoltre, gli analisti di T. Rowe Price ritengono che ulteriori riduzioni del prezzo del petrolio nel breve termine siano possibili, sebbene i costi vivi di produzione (cash cost) suggeriscano che prezzi al di sotto dei 40 dollari per barile sono probabilmente insostenibili. Ciò detto, non saremmo sorpresi se la quotazione del greggio rimanesse in un intervallo tra i 50 e i 65 dollari al barile (nominale) per svariati anni.

I produttori americani di shale oil di primo piano possono comunque superare un periodo prolungato di prezzi bassi meglio di quanto gli investitori possano realizzare. Nonostante le diffuse attese di nel caso il greggio fosse sceso sotto gli 80 dollari al barile, riteniamo che ilcash cost operativo per le più importanti società di produzione di petrolio da scisto sia in media attorno ai 15 dollari al barile, mentre il punto di breakeven complessivo è attorno ai 50 dollari al barile ed è comunque in diminuzione.

Mentre il brusco calo dei prezzi del petrolio da metà 2014 avrà effetti estesi sugli utili societari, sia nel settore energetico sia fuori, le implicazioni potrebbero non essere comprese o riflesse accuratamente nei prezzi delle azioni. Ciò potrebbe creare opportunità per investitori orientati al valore sul lungo periodo.

L’errata determinazione del prezzo delle azioni, il c.d. mispricing, potrebbe essere il risultato di un’informazione incompleta, o di generalizzazioni eccessivamente approssimative basate sul consensus riguardante l’impatto del più basso prezzo del petrolio su ampi settori o industrie. In entrambi i casi, analisi più approfondite delle singole società probabilmente saranno fondamentali per distinguere i veri vincitori dai perdenti.