Petrolio, nell’occhio del ciclone

A cura di Rocki Gialanella

L’eccesso di offerta sta pilotando nuovamente le quotazioni del barile verso il basso e la questione iraniana non aiuta a ridurre le incertezze

Sono giorni in cui la Grecia eclissa l’informazione sugli altri accadimenti che caratterizzano la vita del mercato. La giustificazione a qualsiasi movimento viene, almeno in parte, ricondotta ai fatti ellenici ed in particolare all’esito del referendum tenutosi domenica scorsa. E’ stato così anche per il petrolio, che l’altro ieri ha registrato una calo delle quotazioni superiore al 6%.

In verità, l’oro nero si trova nell’occhio del ciclone da circa un anno, quando le quotazioni sono entrate in una spirale ribassista che ha ridimensionato il barile -sia il West Texas di riferimento per il mercato statunitense sia il Brent europeo- di oltre il 50%, pilotandolo verso i 50 usd. Da allora è partito un trend ascendente moderato che si è concluso con una fase di stabilizzazione in un range compreso tra i 65 e i 70 usd al barile. Tuttavia, questo nuovo movimento ribassista ha messo in evidenza che il trend di lungo termine per il petrolio è discendente.

L’insieme dei fattori presi in considerazioni dagli esperti supportano nuovi cali delle quotazioni, almeno nel breve e medio termine. Il primo e fondamentale problema che preoccupa gli investitori in questo periodo non è la Grecia (che peraltro non deve essere sottovalutata a causa della sua capacità di destabilizzare l’eurozona e la domanda mondiale).

Le preoccupazioni degli operatori si focalizzano sul surplus di offerta di crudo presente nel mercato. A novembre l’Opec ha deciso di mantenere la produzione inalterata nonostante il calo delle quotazioni. A giugno l’Opec ha riconfermato le posizioni assunte in autunno. Con l’offerta di petrolio ai massimi di sempre, gli investitori osservano con timore la piega presa dalle negoziazioni in corso a Vienna con l’Iran per trovare un accordo sul suo programma nucleare. La diatriba tra i capi della diplomazia dei cosiddetti P5+1 (Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Cina, Francia, Germania e Iran) dovrebbe sfociare questa settimana in un accordo sui principali punti di divergenza su uno dei problemi più complessi e sensibili che dominano in questo momento la scena internazionale. I punti in discussione sono: durata dell’accordo, ispezioni internazionali e ritmo e intensità delle sanzioni.

L’eventuale ingresso del crudo iraniano nel mercato internazionale farebbe lievitare ancora più gli inventari di petrolio in un periodo in cui crescono i dubbi sulla capacità della domanda di assorbire l’offerta.

L’altro focus si concentra sulla Cina e sui timori che l’economia del gigante asiatico possa andare incontro ad una qualche forma di collasso (seppure temporaneo). Le turbolenze degli ultimi giorni. il collasso della Borsa cinese, il taglio del costo del denaro da parte della Banca Centrale cinese e le misure d’urgenza introdotte dal Governo per stabilizzare la situazione, hanno nuovamente fatto impennare i timori per un atterraggio non proprio morbido della Cina.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.