Petrolio, prezzo controllato con la ripresa degli investimenti

Il contributo di Maria Luisa Medaglia, specialista energy e material del team equity research di Eurizon Capital Sgr, all’inchiesta di Fondi&Sicav dedicata al mercato petrolifero

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"Il petrolio si manterrà per quest’anno in un trading range tra i 70-80 dollari, ma non sono da escludere movimenti improvvisi al rialzo", commenta Medaglia, EUrizon
“Il petrolio si manterrà per quest’anno in un trading range tra i 70-80 dollari, ma non si escludono movimenti improvvisi al rialzo”, commenta Medaglia, Eurizon Capital Sgr

Qual è la vostra view sul mercato petrolifero? Credete che il trend ascendente delle quotazioni del barile sia destinato a continuare, a stabilizzarsi o a subire un’inversione?

Il meeting dell’Opec dello scorso giugno ha dato delle chiare indicazioni sulle dinamiche attuali del mercato petrolifero. La domanda di petrolio, complice la crescita sincronizzata delle economie globali si presenta solida, l’offerta dal canto suo non riesce a stare al passo con una domanda che cresce a questi ritmi, soprattutto dopo la drastica riduzione degli investimenti delle compagnie petrolifere negli ultimi anni. Il taglio della produzione di Opec e Russia di un anno e mezzo fa ha portato a una riduzione significativa degli stock petroliferi, fino a livelli inferiori alla media degli ultimi cinque anni, e indotto gli stessi produttori ad aumentarla nel recente meeting al fine di riequilibrare il mercato. Se la notizia di per sé dovrebbe mettere un freno alla corsa del prezzo della commodity, la dichiarazione che un milione di barili verrà reimmesso sul mercato, ma in maniera graduale, ha continuato a mantenere i prezzi su livelli elevati.
I principali attori, Arabia e Stati Uniti, tramite i loro rappresentanti hanno più volte ribadito che un prezzo del petrolio troppo elevato non sarebbe gradito per gli effetti dannosi sull’inflazione. Tali dichiarazioni sono state fatte proprio quando il prezzo della commodity viaggiava tra i 75 e gli 80 dollari.
Riteniamo quindi che il petrolio possa per quest’anno mantenersi in un trading range tra i 70-80 dollari, anche se non sono da escludere movimenti improvvisi al rialzo a causa di fattori quali: i molteplici colli di bottiglia alla produzione dei paesi Opec, che hanno apertamente dichiarato di non potere produrre tutto velocemente, i rischi politici di importanti contributori all’offerta come Venezuela e Libia, nonché gli effetti dell’embargo sullIran.

Quale ritenete sia -in questa fase- il modo più appropriato per esporsi alle opportunità e ai rischi connessi all’investimento nel settore petrolifero?

Le società petrolifere dovrebbero riportare buoni risultati nei prossimi trimestri, ma riteniamo che tutte debbano considerare una ripresa agli investimenti. È per questo che quest’anno stiamo cominciando a riconsiderare l’esposizione alle società di servizi, trascurate per anni a causa degli ingenti tagli agli investimenti da parte del settore. Se non vogliamo far crescere a dismisura il prezzo del petrolio occorre una ripresa del capex. Rimaniamo comunque costruttivi anche sul comparto della raffinazione sostenuto da una domanda forte e da legislazioni più stringenti.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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