Pharus Sicav, i vantaggi degli investimenti tematici

Per approfondire la gamma di fondi di Pharus Sicav la redazione di Fondi&Sicav ha intervistato  Stefano Reali, fund manager e vice direttore di Pharus Management SA

Quando nasce Pharus Sicav, qual è la sua strategia e quali gli obiettivi di investimento?

Pharus Sicav
Stefano Reali, fund manager e viice direttore – Pharus Management SA

Pharus Sicav è stata costituita nel 2002, e la sua strategia di investimento si basa sul principio della diversificazione: da un lato attraverso la varietà dell’offerta di fondi – da prodotti prettamente monetari a fondi specializzati nel reddito fisso, da comparti azionari e multi asset, fino a fondi puramente tematici –, dall’altro con la differenziazione degli asset in portafoglio a ciascun fondo. L’obiettivo è quello di preservare il capitale degli investitori, cercando allo stesso tempo significative opportunità di crescita.

Quali sono i vantaggi degli investimenti tematici?

I fondi tematici di Pharus Sicav “cavalcano” i cosiddetti megatrend, tendenze di lungo periodo destinate a cambiare e a migliorare la società, come ad esempio la tecnologia, l’innovazione, la sostenibilità. In uno scenario come quello attuale, caratterizzato da grande incertezza, gli investitori dovranno far fronte a un contesto economico in costante evoluzione. Gli investimenti tematici, meno legati alla volatilità e alle oscillazioni del mercato, possono rappresentare una valida alternativa.

Realtà Aumentata, Intelligenza Artificiale, Biotech, Fintech e Infrastrutture Regolamentate rappresentano temi di riferimento per Pharus Sicav. Può descriverceli brevemente? Come vengono declinati all’interno delle vostre strategie d’investimento?

I fondi Pharus Sicav che puntano sugli investimenti tematici sono tre. In primo luogo Pharus Next Revolution, che ha come driver principale l’innovazione tecnologica e quindi aziende che si occupano di realtà aumentata, cyber security, cloud computing, intelligenza artificiale e digital marketing; si tratta prevalentemente di società statunitensi, ma in piccola parte anche europee e italiane. Poi c’è Pharus Biotech, che investe in società attive nella ricerca medicale, mentre Pharus Target Equity Dividend punta sulle infrastrutture regolamentate, ad esempio reti di trasporto del gas, dell’elettricità o dell’acqua, le cosiddette regulated utilities.
Tutti fondi, questi, che hanno un minimo comune denominatore: sono composti da titoli di aziende che puntano sull’innovazione e investono notevoli risorse in ricerca e sviluppo o infrastrutture. In generale, infatti, le società che hanno maggior successo sono quelle più orientate in questa direzione, perché sono in grado di attrarre i migliori talenti e, proprio grazie agli investimenti, hanno più possibilità di ottenere i risultati prefissati.

In particolare, quali sono le caratteristiche principali del Pharus Target Equity Dividend?

Il fondo punta su società che investono per mantenere e sviluppare asset strategici e hanno quindi ritorni garantiti sui loro investimenti. Il mondo delle infrastrutture regolamentate nel prossimo futuro sarà caratterizzato da un importante rivoluzione dovuta al processo di transizione energetica, vale a dire il passaggio da una produzione tipicamente fossile a una più “green” e rinnovabile. Tendenzialmente ogni edificio avrà il suo impianto fotovoltaico e sarà in grado di produrre energia. Ci dovrà quindi essere una nuova rete capillare che collega ogni singolo edificio, le cosiddette smart grid, reti futuristiche e digitali in grado di calcolare quanto si consuma e quanto si reimmette in rete.

Come viene effettuata la selezione dei titoli da inserire in portafoglio?

Ogni settore ha le sue peculiarità e ogni fondo si contraddistingue per un processo di investimento caratteristico, ma Pharus adotta un metodo comune che rappresenta un ulteriore valore aggiunto. Cerchiamo infatti di trovare un punto di incontro tra le classiche metodologie di analisi fondamentale, dove il gestore guarda ai bilanci e ad altre informazioni in grado di fornire una valutazione della società, e una gestione più quantitativa, basata su modelli di elaborazione di dati che permettono di giungere a consapevoli scelte di investimento. Noi crediamo che l’unione tra questi due criteri di gestione sia la carta vincente.

A che tipo di investitori si rivolgono e qual è secondo voi il corretto orizzonte temporale d’investimento per questo tipo di strategie?

L’orizzonte temporale tipico è di medio lungo periodo (tra i 5 e i 10 anni) per questi fondi che, idealmente, dovrebbero rappresentare dei “mattoncini” all’interno di un portafoglio più complesso.

La tipologia di investitore cambia in base alla propensione al rischio. Ad esempio, i fondi che puntano su nuove tecnologie e biotecnologie sono più volatili, i prezzi sono soggetti a forti oscillazioni e pertanto l’investitore deve essere disposto a sopportare questo tipo di andamento. Al contrario, il fondo che investe in infrastrutture regolamentate ha una volatilità molto più contenuta, con una crescita lineare ed è quindi più adatto a un investitore più prudente.

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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