Intervista a Daniel Ivascyn, Group cio di Pimco

Nelle ultime prospettive cicliche “Opportunità di capitalizzazione”, illustrate un quadro globale caratterizzato dalla divergenza. Come può incidere la crescente dispersione sul panorama d’investimento?

«La minore correlazione nei percorsi di crescita e nelle politiche a livello globale offre un contesto interessante per la gestione attiva degli investimenti. Allo stesso tempo, le valutazioni azionarie restano elevate e i tassi monetari in molti mercati sono in discesa, mentre l’obbligazionario sulle scadenze intermedie e più lunghe continua a offrire pregevole valore. Per gli Stati Uniti ci aspettiamo una crescita robusta in termini assoluti e relativi, sostenuta dai solidi fondamentali delle famiglie a reddito medio e alto, dai tassi bassi sui mutui contratti in passato e dalla spinta generale impressa dall’intelligenza artificiale (Ai), sia da un punto di vista tecnologico, sia per gli investimenti che comporta, compresi quelli in infrastrutture energetiche. Lo stimolo fiscale varato lo scorso anno fornisce anch’esso sostegno. L’inflazione probabilmente resterà al di sopra del target della Fed, ma, anche con un percorso accidentato, ci aspettiamo una sua tendenziale discesa nel corso dell’anno. Al di fuori degli Stati Uniti, molte economie appaiono più fragili perché mancano diversi di quei fattori che sostengono  quella americana. La divergenza a livello globale nelle traiettorie di crescita e i trend di cambiamenti sul fronte delle politiche stanno creando significative opportunità con mercati meno correlati».

Quali rischi o fattori dirompenti potrebbero mettere in discussione queste prospettive di crescita robusta e inflazione in calo?

«Ci sono rischi significativi da tenere presenti. Da inizio anno si sono già registrate considerevoli tensioni geopolitiche, che hanno colto di sorpresa i mercati e continuano ad alimentare incertezza. L’approccio di politica estera degli Stati Uniti è passato al centro dell’attenzione. C’è poi  un’incertezza di fondo sull’inflazione, che resta al di sopra del target delle banche centrali negli Stati Uniti e in altri paesi come Giappone, Australia e Regno Unito. Tutto ciò implica che probabilmente proseguirà la differenziazione tra economie a livello globale e permarranno rischi legati all’inflazione. Queste dinamiche, tuttavia, creano anche opportunità di diversificazione globale per i gestori attivi, attraverso posizioni locali attentamente dimensionate o esposizioni valutarie selettive. Con un’adeguata gestione, queste posizioni possono contribuire non solo a determinare profili di rendimento interessanti, ma hanno anche il potenziale di una buona performance complessiva».

Che cosa prevede per la Fed e le altre banche centrali?

«Nei mercati sviluppati (Dm), gran parte delle banche centrali è destinata ad abbassare i tassi con l‘inflazione che si avvicina al target. Ci aspettiamo, in generale, un allentamento monetario nelle economie sviluppate, a eccezione del Giappone, dove le dinamiche di mercato possono spingere a rialzi dei tassi. Negli Stati Uniti, la crescita dovrebbe restare solida e pensiamo che la Fed punterà ad abbassare il tasso di riferimento, probabilmente più avanti quest’anno, per portarlo intorno al 3%. Ciò detto, il percorso resta molto dipendente dai dati che sopraggiungeranno. A fronte di questo quadro, il nostro posizionamento si presenta più bilanciato, mantenendo flessibilità per sfruttare fenomeni di volatilità circoscritta».

In un  contesto di allentamento monetario, pressioni fiscali e quadro globale in evoluzione per gli investimenti, che cosa si attende dal dollaro?

«Il dollaro tratta tra un valore equo e una lieve sopravvalutazione; pertanto manteniamo un modesto sottopeso sul biglietto verde. Con cicli sempre più asincroni a livello globale, posizionamenti basati sul valore relativo appaiono più convincenti. Valute locali e tassi al di fuori degli Stati Uniti continuano a offrire opportunità interessanti in termini di diversificazione e potenziale di rendimento».

Come affrontare, di conseguenza, il mercato obbligazionario per l’anno in corso?

«Con la nostra “strategia income”  abbiamo optato per un posizionamento incentrato su resilienza e flessibilità, soprattutto considerando che  alcuni segmenti del mercato, il credito societario e l’azionario, in particolare, continuano a riflettere nelle valutazioni scenari ideali. Diamo priorità alla diversificazione e ci adoperiamo per mantenere alta la liquidità in modo da potere rispondere con rapidità in caso di movimenti di mercato particolarmente accentuati. Ciò implica rimanere prudenti rispetto ad ambiti in cui gli spread non offrono adeguata remunerazione agli investitori a fronte della sensibilità al ciclo economico, conservare una chiara predilezione verso attivi di maggiore qualità e usare tutti gli strumenti del nostro armamentario a livello globale per puntare a rendimenti interessanti. Sui tassi, manteniamo un posizionamento di duration lievemente inferiore rispetto al benchmark obbligazionario aggregato ma focalizzato sulla parte intermedia della curva (5–10 anni), che riteniamo offra un migliore bilanciamento tra rendimenti interessanti e flessibilità. Restiamo meno costruttivi sulla porzione della curva con scadenze molto a lungo termine. In termini geografici, abbiamo ampliato l’esposizione a Regno Unito, Australia e a determinati mercati emergenti (Em), tra i quali Colombia, Sudafrica, Brasile e Messico. Si tratta di allocazioni improntate alla  prudenza, ma volte a rafforzare, sia i rendimenti, sia la diversificazione.L’irripidimento della curva dei rendimenti è stato uno dei temi sui quali abbiamo nutrito maggiore convinzione lo scorso anno e, con l’evolvere delle valutazioni, le scadenze più lunghe stanno cominciando ad apparire più interessanti. Ci aspettiamo che possano svolgere un ruolo maggiore nel 2026 con la continua evoluzione dell’insieme di opportunità».

Qual è il suo orientamento sul credito, sia strutturato, sia societario, in questa fase?

«Nel credito strutturato continuiamo a porre enfasi sui segmenti di maggiore qualità, ambiti sostenuti da underwriting robusto e bilanci solidi delle famiglie. Ciò comprende esposizioni focalizzate sul segmento del credito ai consumatori come quello basato su mutui residenziali, Abs di finanziamenti auto, Abs di prestiti studenteschi sui mercati privati, e finanziamenti a mutuatari con reddito medio/alto. Siamo anche attivi sui mercati delle cartolarizzazioni nel Regno Unito e in Australia, dove le tranche senior offrono tuttora potenziale di rendimento interessante su base corretta per il rischio. Siamo, invece, più selettivi su operazioni che riguardano infrastrutture per le tecnologie e quelle energetiche correlate. Possono essere opportunità allettanti ma tendono a implicare maggiore volatilità e a essere più assimilabili al credito societario in termini di comportamento. Nel credito societario, sui mercati sia pubblici sia privati, gli spread restano compressi. La performance è stata robusta dalla crisi finanziaria globale, ma si cominciano a vedere i primi segni di deterioramento, tra i quali alcuni default di rilievo. In questo contesto, restiamo prudenti sul beta del credito societario generico e continuiamo a privilegiare esposizioni di maggiore qualità all’obbligazionario governativo e agli Mbs. Questo posizionamento contribuisce a mantenere il portafoglio difensivo e al contempo preservare ampia liquidità, dotandoci di flessibilità per sfruttare inversioni tecniche o episodi di volatilità che potrebbero offrire punti di ingresso più interessanti».

E per quanto riguarda il debito dei mercati emergenti?

«I mercati emergenti hanno messo a segno risultati vigorosi lo scorso anno e presentano tuttora valutazioni interessanti rispetto ad aree di investimento più affollate. Usiamo l’esposizione ai mercati emergenti per rafforzare i rendimenti e la diversificazione attraverso posizioni in valute locali di alta qualità, in determinate opportunità nel debito sovrano e in special situations selezionate reperite dal nostro team Em. Le allocazioni sono misurate, ma forniscono un valido contributo alla diversificazione complessiva della strategia».

Quindi una strategia che punta sulla diversificazione?

«In generale,  la “strategia income” mira a sfruttare tutti gli strumenti a disposizione per costruire e gestire attivamente un portafoglio molto diversificato che generi flussi reddituali. Giova ricordare che i rendimenti obbligazionari di partenza tendono a essere fortemente predittivi dei risultati a lungo termine e i rendimenti attuali depongono a favore di valide prospettive a tre e a cinque anni. Mentre i tassi monetari sono previsti calare e le valutazioni azionarie restano elevate, crediamo che l’obbligazionario continui a offrire solido valore sostenuto dalla diversificazione globale e dalla flessibilità».

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