Pir per investire anche nelle aziende europee?

Uno dei punti su cui si è dibattuto maggiormente riguardo ai Pir è la possibilità per questi veicoli di investire anche su società europee ma con stabile organizzazione in Italia. Durante la tavola rotonda organizzata dalla redazione di Fondi&Sicav con Paolo Proli, head of sales and marketing di Amundi Sgr, Federico Marzi, head of business development di Fideuram Investimenti, Marcello Chelli, responsabile per l’Italia dei Lyxor Etf, e Andrea Garino, responsabile servizio advisory e sviluppo prodotti di Arca Fondi Sgr abbiamo chiesto ai manager di darci il loro punto di vista su questa opportunità offerta dal legislatore.

Da un punto di vista ipotetico, premesso che in Italia ci sono ottime opportunità sulle quali investire, ampliare l’universo investibile di per sè può essere una cosa positiva, perché consente ai gestori di aumentare la diversificazione all’interno dei portafogli, però da un punto di vista sostanziale, come hanno evidenziato i manager, questo allargamento al mondo europeo non è totalmente coerente con lo spirito della norma, che nasce con l’obiettivo principale di finanziare l’economia reale italiana.

Inoltre, la normativa stabilisce che il 30% del portafoglio dei Pir può essere investito su mercati europei o globali, diversi da quello italiano, e questo consente già di avere una diversificazione internazionale. Se poi si guardano i dati di raccolta delle sicav estere in italia rispetto ai fondi italiani emerge con evidenza come gli investitori italiani negli ultimi anni abbiano esportato il proprio risparmio fuori dal nostro Paese investendolo prevalentemente in asset internazionali, e abbiano quindi dei portafogli poco esposti al mercato italiano.

L’obiettivo del legislatore con questa clausola è quella di incentivare player europei a creare una stabile organizzazione in Italia per portare afflussi di capitale nel nostro Paese, il che è indubbiamente positivo, ma non rappresenta un’opportunità dal punto di vista delle case di gestione, perché la vocazione naturale dei Piani individuali di risparmio deve essere quella di riportare i risparmiatori italiani a destinare una quota del loro patrimonio al mercato domestico, e non c’è quindi nessun bisogno di allargare ulteriormente il perimetro a disposizione dei gestori.

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Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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