Planet, una mostra, ma anche una sfida

a cura di Pinuccia Parini

L’estate 2021 ha dato il via a Planet un progetto che sta già facendo rumore. Un progetto nuovo, collettivo e avvincente che nasce dalla visione di Telmo Pievani, dalla collaborazione con l’Università di Padova e dalle discussioni appassionate di un gruppo di giovani che osservano il mondo e intendono scegliere per se stessi e per questo pianeta, un futuro migliore. I quattro elementi della nostra vita. Acqua, aria, fuoco e terra con in più un quinto elemento, l’imponderabile fattore umano.

Grazie alla collaborazione con Contrasto, Planet Book non è solo un progetto editoriale, ma anche una mostra itinerante e una serie di laboratori e conferenze per i più grandi e i più piccoli. L’ambizione è non farla fermare e metterla in scena in tutti i luoghi che credono nella necessità di impegnarsi a cambiare il futuro. La prima tappa non poteva che essere nel meraviglioso Orto Botanico di Padova.

Fondi & Sicav ne parla con Roberto Koch, editore di Contrasto e con Antonella Ferrara, strategic corporate advisor.

Cos’è Planet, che cosa vuole trasmettere a chi la ospiterà e perché?

Roberto Koch: «Planet è una sfida che abbiamo assunto, in qualità di casa editrice, con l’Università di Padova, nell’identificare la fotografia come un mezzo e un linguaggio potente nell’esemplificare alcune situazioni che richiedono l’intervento dell’uomo in quanto responsabile dei cambiamenti climatici. Quest’ultimi sono emergenze ormai terribili, che vediamo sempre più di frequente. Le immagini presenti nella mostra, che sono state selezionate esaminando con cura il lavoro di fotografi famosi, sono state analizzate da un gruppo di giovani, studenti e laureati dell’Università di Padova. Sono i rappresentati delle generazioni z e y, coloro che, nei prossimi cinquant’anni, saranno chiamati a risolvere alcune contraddizioni causate da chi li ha preceduti. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di Telmo Pievani, professore di filosofia della scienza all’Università di Padova, con cui Contrasto aveva già collaborato nella stesura del libro “La terra dopo di noi”».

Nei termini con cui lei lo ha descritto, si tratta di un progetto sfidante

Roberto Koch: «La sfida è doppia: da un lato giovani che parlano usando un linguaggio vicino alle loro sensibilità, orientato verso il futuro, dall’altro la fotografia che obbliga a porsi diverse domande che i ragazzi aiutano a esplicitare, iniziando anche a dare risposte. Con il loro modo di percepire il mondo, danno voce a 200 fotografie d’autore in un percorso che racconta le trasformazioni del pianeta».

Padova è il punto di partenza di un’esposizione che sarà dunque riproposta in altre parti d’Italia?

Roberto Koch: «Abbiamo iniziato da Padova per la collaborazione con l’Università della città e lo abbiamo fatto all’interno dell’Orto Botanico, una declinazione quasi automatica perché lo spazio appartiene all’ateneo. Si tratta di un luogo straordinario che, oltre a essere nel suo genere il più antico al mondo, è abitato da miriadi di piante. L’iniziativa potrà essere replicata altrove e, a tale proposito, stiamo lavorando con Antonella Ferrara, nostro strategic corporate advisor, per individuare luoghi e modalità. Le richieste sono già tante. Sarà un percorso che coinvolgerà tante realtà tra loro diverse. Dalle piazze alle scuole, dalle sedi della aziende partner ai tanti giardini botanici della nostra Italia. Si tratta di una proposta che, per la sua natura e adattabilità, può essere facilmente modellata in base alle singole esigenze».

Come è strutturata la mostra?

Roberto Koch: «È una mostra particolare per una serie di motivi. Per quanto riguarda la scelta delle fotografie siamo partiti dai quattro elementi naturali: acqua, aria, fuoco e terra. A essi ne abbiamo aggiunto un quinto: l’homo sapiens. È l’uomo infatti l’attore di un cambiamento che si vorrebbe evitare, ma che, di fatto, l’uomo stesso ha generato. L’attuale pandemia ne è una chiara esemplificazione e ci ha mostrato come essa sia una conseguenza dell’emergenza ambientale. È interessante pensare che tutto ciò si basa su una prospettiva che i ragazzi, proprio per la loro freschezza e diversità di prospettiva, sono stati in grado di rovesciare con le loro fantasie scientifiche, immaginando un futuro un po’ meno distopico e disturbato».

Potrebbe illustrare il progetto editoriale “Planet Book” che è legato all’iniziativa?

Roberto Koch

Roberto Koch: «Planet Book è una sfida in due direzioni. La prima riguarda la comunicabilità dell’emergenza ambientale e la sensibilizzazione delle persone più aperte e accoglienti verso i cambiamenti ambientali. La seconda sta nelle modalità con cui è stato realizzato, usando materiali completamente sostenibili. Sembrerà curioso, ma il libro, così come noi lo conosciamo in genere, è un oggetto non riciclabile per intero. Sì certo, se si pensa che è fatto soprattutto di carta, l’impressione è che lo sia completamente, ma non è così. Ci sono diversi tipi di materiali che possono essere impiegati per la sua realizzazione, più o meno sostenibili e non necessariamente riciclabili. Planet Book è stato realizzato con un grande rispetto nei confronti dell’ambiente sin nei minimi particolari. È un libro meraviglioso che, come discutevo quasi scherzando con Telmo Pievani, potremmo lasciare in un bosco, sicuri che sarà accolto dalla natura circostante come se ne facesse parte e in essa potrà continuare ad esistere sotto altra forma, ed essere riciclato senza provocare alcun impatto negativo». 

Perché una persona viene attratta da questo libro?

Roberto Koch: «Il libro affascina perché  raccoglie 200 fotografie di grande valore e ben organizzate, con un percorso suddiviso nei cinque elementi, in modo particolare e avvincente. Si presta a una lettura che è legata all’apprezzamento delle immagini e all’organizzazione del sapere secondo una modalità che può aiutare a comprendere il problema, accrescendo la coscienza ecologica del lettore che viene arricchita dalle riflessioni che accompagnano le immagini. Inoltre, per scelta, sia nelle fotografie, sia nei commenti, abbiamo evitato qualsiasi catastrofismo, perché non volevamo dare alcuna visione esageratamente pessimistica del futuro. Planet Book ti fa entrare nella meraviglia del mondo in cui viviamo rimarcando l’importanza dell’assunzione di responsabilità di ciascuno di noi nel rispettarlo».

Ma come può essere veicolato questo progetto?

Antonella Ferrara

Antonella Ferrara: «Più volte, confrontandomi con Roberto, ci siamo chiesti come presentarlo per renderlo più facilmente comprensibile e condivisibile all’esterno, cercando di allargarne la fruizione. Se un’azienda decidesse di investirvi, potrebbe cogliere diverse opportunità, perché Planet utilizza un linguaggio condiviso e conosciuto, con l’impiego di parole chiave in materia di sostenibilità, che sono ormai diventate, in determinati contesti, patrimonio comune. Chi volesse sposare un progetto come il nostro potrebbe portarlo a conoscenza di diversi interlocutori. Ovviamente le imprese hanno un obiettivo commerciale che è arrivare a un consumatore sempre più “consum-attore”, attento, consapevole, che vuole sapere se ciò che un’azienda fa rispetta l’ambiente, il futuro e le nuove generazioni. Planet può offrire loro ciò che cercano e fare in modo che i contenuti siano fruibili attraverso tutti i nuovi canali di comunicazione, come ad esempio le campagne social, in modo da fare arrivare il più velocemente possibile il messaggio di cui si vuole essere portatori».

Lei parla di sostenibilità e di consapevolezza, due temi sempre più presenti all’interno del mondo della finanza.

Antonella Ferrara: «Credo che il mondo della finanza possa svolgere un ruolo molto importante nel valorizzare questo progetto e diventarne una cassa di risonanza. La forte attenzione alle tematiche ambientali mostrate dai millennial e la loro maggiore determinazione a essere soggetti consapevoli e attenti a ciò che li circonda, sono aspetti che le realtà finanziarie non possono ignorare. Oggi, chi non si forma mentalmente e materialmente per investire eticamente, e quindi in modo sostenibile, palesa di fatto una grande mancanza. Noi, con questa iniziativa, abbiamo preparato un contenitore ricco di strumenti che possono essere impiegati e utilizzati in modo flessibile. Ovviamente, per avvalorare la trasversalità del progetto Planet, proprio perché si parla anche di formazione, nel nostro perimetro di azione rientrano anche le scuole».

La finanza che si avvicina al progetto Planet a che cosa attinge?

Antonella Ferrara: «È un modo di comunicare agli stakeholder. Una società finanziaria che deve finalizzare e tranquillizzare i suoi clienti con un progetto come Planet, che è credibile, così facendo, acquisisce forza nel suo linguaggio e non vede minata la sua reputazione quando parla di sostenibilità».

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