Pokémon Go, euforia o realtà?

Si tratta di una moda del momento o di una reale opportunità d’investimento? L’analisi di Mark Hawtin, investment director di GAM

I download di Pokémon Go hanno superato i 15 milioni nella prima settimana in cui è stato immesso sul mercato, facendone il gioco a diffusione più rapida della storia. Le azioni di Nintendo sono balzate del 75% con gli investitori anch’essi in uno stato di euforia. I titoli sono anche stati al centro di forti posizioni ribassiste, dovute alla ben nota abitudine degli investitori retail giapponesi, soggetti a innamorarsi delle mode passeggere. Quindi, qual è la verità?

Pokémon Go è stato messo a punto da Niantic, società di sviluppo di giochi nata da Google lo scorso anno. A questo punto, non è dato sapere quali siano i termini dello spin-out; non si sa quale sia la partecipazione di Google, di Nintendo o di Pokémon in Niantic; e non si sa nemmeno se vi sia una licenza d’uso Google associata all’utilizzo della tecnologia di localizzazione.

Ci sono però alcuni indizi che possono aiutarci a capire se si tratti di un fenomeno reale o di mera euforia. A partire da quando Niantic è uscita dal colosso di Mountain View, Google, Nintendo e Pokémon hanno contribuito a un round di finanziamento per 20 milioni di dollari, con l’opzione di investirne altri 10. A febbraio di quest’anno, c’è stato un piccolo round A per investitori esterni di 5 milioni, che, secondo indiscrezioni, era basato su una valutazione di 150 milioni di dollari. Ciò suggerisce che, alla data del round di finanziamento da 20 milioni di dollari, questo non abbia consentito l’acquisto di più del 20% della società. Sappiamo che Nintendo detiene il 32% di Pokémon Go, eppure è riuscita ad aumentare la capitalizzazione di mercato di 15 miliardi sulla base di una valutazione della società di sviluppo di appena cinque mesi fa pari a 150 milioni di dollari.

I numeri ci dicono che i ricavi nei primi otto giorni dal lancio sono stati pari a 17,9 milioni di dollari; un valore ancora lontano dai 300 milioni di dollari di entrate mensili stimate da JP Morgan. Assumendo che questa stima sia corretta, deducendo il 30% di commissioni dovute ad Apple e Google al momento dell’acquisto nello store delle applicazioni, rimangono 210 milioni di dollari. Se questa cifra fosse distribuita in maniera equa tra i maggiori azionisti, Pokémon e Niantic, ciò equivarrebbe a 105 milioni di dollari di ricavi mensili ciascuno (un valore di certo molto generoso nei confronti di Pokémon che potrebbe normalmente ricevere tra il 15% e il 20% in ricavi da royalties). La partecipazione di Nintendo in Pokémon gli porta dunque un beneficio di 33,6 milioni di dollari e, in considerazione del fatto che con molta probabilità i margini sono molto elevati, attorno al 90%, ciò farebbe confluire nel capitale azionario 30 milioni di dollari mensili, cioè 360 milioni annui.

Un contributo annualizzato di 360 milioni a livello di equity, apporterebbero appena un 5% dei ricavi per l’anno fiscale con scadenza marzo 2018, ma un aumento di ben il 40% dell’utile operativo. Abbiamo visto stime di aumento dal 20% in su. Le azioni, al momento, sono cresciute del 75% o, vedendola altrimenti, hanno apportato 15 miliardi di capitalizzazione di mercato in più.

Non è un segreto che i giochi siano guidati dalle mode. Candy Crush ha raggiunto i 139 milioni di dollari di ricavi mensili nel suo piccolo; al momento genera però appena 32 milioni di ricavi al mese. Questo è il motivo per cui abbiamo sempre evitato i titoli degli sviluppatori di giochi. Tuttavia, questa view ha cominciato a cambiare quando società come la EA sono diventate molto più disciplinate nel loro portafoglio, usando approfondite analisi per decidere dove e quando investire nei giochi. L’avvento degli acquisti nei giochi ha inoltre offerto l’opportunità di aumentare i prezzi medi di vendita producendo di fatto una combinazione a cui guardiamo con favore.

Dunque, euforia o realtà? A questo punto è difficile a dirsi. Tuttavia crediamo che l’entusiasmo sia molto più significativo per il segmento della “realtà aumentata” e della pubblicità basata sulla localizzazione, piuttosto che per Pokémon Go. Il futuro del gioco in sé appare destinato a seguire il tradizionale percorso di un entusiasmo iniziale seguito poi da un raffreddamento nel lungo periodo

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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