Polonia, forza economica dell’Est

A cura di Rocki Gialanella

Il paese accumula venti anni di crescita continua e, nel breve termine, non sembra mostrare alcun segnale di cedimento

Sono anni che gli economisti descrivono la Polonia come un ‘miracolo’ economico. Contrariamente a quanto accaduto in altri paesi alle prese con fasi di forte accelerazione economica, il più grande paese dell’Europa orientale non ha subito forti contraccolpi durante il suo tragitto. Varsavia accumula 23 anni di crescita e non mostra segnali di ingolfamento. Neanche la crisi sembra aver sortito effetti negativi. Mentre l’Unione europea ha visto decrescere il suo Pil nel periodo 2009-2012, quello polacco ha solo avuto una leggera decelerazione. La forza economica polacca è stata tale da superare gli effetti negativi delle sanzioni imposte alla Russia e la crisi in Ucraina, due mercati molto importanti per il paese.

I ritmi di crescita registrati a partire dal 1990 e quelli ancor più marcati seguiti all’ingresso nell’UE (2004), hanno subito un processo di stabilizzazione. Il Pil è cresciuto più del 40% tra il 2003 e il 2014 (quello dell’UE non più del 12%). Nello stesso periodo, il reddito pro-capite è passato dai 5.400 agli 11.000 euro in termini nominali ed è di circa 24.000 Usd in termini reali (potere d’acquisto). Il tasso di disoccupazione è calato all’8%. E’ uno dei paesi export oriented più forti d’Europa, con un peso dell’export sul Pil che arriva al 46% (rispetto ad una media UE del 42%). L’export si è moltiplicato per 25 dal 1989 ad oggi.

Altro tassello importante sono i conti pubblici sotto controllo. Il debito pubblico non supera il 57% del Pil. Notevole è anche il potenziale di reazione dell’economia polacca: è bastato un leggero miglioramento dello scenario europeo per far si che il paese raddoppiasse il tasso di crescita del Pil (dall’1,7% al 3,3% del 2014). Per il 2015, le stime si concentrano su una variazione similare o superiore, alimentata dal mix tra esportazioni, consumi interni e caduta del prezzo del petrolio.

Per spiegare la traiettoria dell’economia polacca, gli economisti indicano diverse ragioni. La prima, che il paese ha puntato sull’economia di mercato con l’appoggio di istituzioni politiche responsabili. Tale responsabilità è stata premiata anche in termini di consenso politico: l’Esecutivo guidato da Piattaforma Civica è al potere dal 2007.

La stabilità politica ha trasformato il paese in una delle mete preferite dai flussi di investimenti. Il Governo ha creato 14 zone economiche speciali, caratterizzate da fiscalità di vantaggio che saranno in vigore fino al 2026. Questa suddivisione ha creato le basi per la reindustrializzazione del paese, guidata dall’arrivo di numerose aziende straniere. I flussi d’investimento diretti verso il paese hanno sfiorato, in media, i 6.000 mln l’anno.

Un altro fattore di supporto è stata la prossimità alla Germania. Il 25% delle esportazioni polacche sono dirette in Germania. Berlino è anche il principale investitore in Polonia. Le aziende tedesche hanno puntato sull’elevato grado di scolarizzazione della popolazione polacca, sulla presenza di salari molto competitivi a livello europeo e sulla scarsa conflittualità del mercato del lavoro interno.

Non bisogna tuttavia dimenticare il ruolo decisivo giocato dai fondi UE negli ultimi dieci anni. Attualmente la Polonia è il principale beneficiario di questi fondi e continuerà ad esserlo anche in futuro. Tra il 2014 e il 2020 il paese riceverà 82.000 mln di euro da utilizzare per infrastrutture e innovazione industriale.

Lo scenario resta positivo è le incognite sembrano arrivare solo da alcuni variabili: la riconferma di Piattaforma Civica alla guida del paese (quest’anno sono previste le elezioni)”; la scarsa internazionalizzazione delle aziende polacche, l’impatto di un probabile aumento dei salari sulla capacità competitiva dell’economia polacca.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.