Populismo anti-globalizzazione minaccia economie in via di sviluppo

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui bond emergenti in valuta locale con l’intervento di Francesco Merli, Fixed Income portfolio manager di Arca Fondi SGR

 

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I bond emergenti in valuta locale hanno realizzato un’ottima performance nei primi nove mesi del 2016. Quali fattori hanno sostenuto tale risultato? In quali valute e duration credete ci sia ancora del valore?

Decisivo è stato il G20 di febbraio quando si è firmato un tacito accordo in cui BoJ e Bce non avrebbero proseguito nelle politiche dei tassi negativi e la Fed avrebbe atteso ancora prima di rialzare i tassi. Venuta meno la paura di una svalutazione del renminbi, in un contesto di tassi negativi nel mondo sviluppato, i bond emergenti brillavano per il rendimento medio superiore al 6%.
Ben oltre la metà della performance registrata da inizio anno è imputabile infatti alla riduzione dei rendimenti dei bond, che ha coinvolto tutti i paesi emergenti. La performance valutaria deriva principalmente dal recupero dei prezzi del petrolio e delle materie prime che hanno spinto il rublo (+15%), il peso colombiano (+8%) e lo zar sudafricano (+10%) e al real brasiliano (+20%) dove la caduta del presidente Rousseff ha innescato un forte apprezzamento di tutti gli asset legati al Brasile.
Le migliori opportunità sono in quei paesi dove si hanno tassi reali positivi, inflazione in discesa, conti pubblici sotto controllo e momentum favorevole alle riforme: rupia indiana, rupia indonesiana e real brasiliano soddisfano pienamente queste condizioni.

La volatilità dell’asset class è solitamente elevata. Dopo la recente corsa al rialzo, quali fattori vanno attentamente monitorati per riuscire a limitare i danni provocati da repentine inversioni di rotta?

L’asset class è volatile ma la sua volatilità è comparabile a quella di obbligazioni in dollari, yen o altre valute G10. Non siamo particolarmente preoccupati dai fattori domestici. I fondamentali delle economie emergenti sono in miglioramento: la crescita accelera, il debito in dollari è basso, c’è un momentum positivo nelle riforme. La Cina ribilancia la propria crescita economica verso il consumo domestico: la migliore garanzia che questo avvenga in modo graduale è che una recessione creerebbe instabilità sociale e minerebbe il consenso alla base del potere del partito. La Fed alzerà i tassi ma starà ben attenta a farlo in modo graduale e senza generare shock.
Il maggiore rischio per i paesi emergenti arriva dall’esterno. Il populismo anti-globalizzazione che soffia nel mondo sviluppato è una minaccia al commercio globale e alle economie in via di sviluppo: una vittoria di Trump sarebbe un fattore molto negativo per questa asset class. Scongiurato questo rischio, il 2017 potrebbe essere ancora un anno positivo: un 5% di rendimento è un cuscinetto di protezione abbastanza comodo di questi tempi.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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